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SERGIO FAVETTI - Responsabile applicativo (informatica): Nostra figlia è cieca e frequenta la prima elementare. Anche noi siamo ciechi. Volendo che nostra figlia possa leggere da sola e avendo piacere di leggerle la classica storia prima di nanna ci siamo procurati una stampante Braille. Ho stampato un testo con il sw fornito e il risultato detto dalla mamma maestra è stato deludente. Ho installato la versione di prova di Biblos e ho ristampato. Tempo una settimana ho avuto la versione ufficiale. . Adesso possiamo stampare tutto quello che vogliamo.

INFORMAZIONI SU DI ME

Giuseppe seduto alla postazione di lavoro del suo ufficio (24 febbraio 2013).

Mi chiamo Giuseppe Di Grande, sono nato nel 1973, vivo ad Avola in provincia di Siracusa. Sono creativo, introverso, affascinato dall'arte. Ho scelto di esprimere le mie qualità con l'informatica, la materia con cui sono cresciuto e che, oggi, considero un mezzo artistico per esprimermi. Dal 1996 sono cieco.
Oggi sono l'autore e sviluppatore del software Biblos, che trovate in questo sito. Per hobby mi piace scrivere dei racconti. Nei prossimi paragrafi potete leggere la mia biografia professionale.

DAI 12 AI 16 ANNI

All'età di 12 anni i miei genitori mi comprarono il primo computer: il Commodore 64, così nacque la passione per i computer. Da allora non ho mai lasciato l'informatica e la programmazione.
Per il C64 imparai il linguaggio Basic e, successivamente, conobbi il suo microprocessore 6510 imparandone i codici del linguaggio macchina (si proprio i numeri), e poi anche l'assembler. Imparai pian piano a fare grafica digitale di buon livello: producevo animazioni di sprites e fondali; programmavo qualche giochino e molte utilities per la creazione di grafici ecc.. I videogiochi erano delle creazioni da osservare, piuttosto che da giocare. Internet allora per il grande pubblico non c'era, e per avere informazioni sul C64, per gli aspetti generali di programmazione e di grafica, oltre a sperimentare da solo, compravo per corrispondenza dei manuali da Jackson Libri. Erano libri di notevole complessità, ma a me servivano e, senza esserne consapevole, li leggevo, acquisendo nozioni che metterebbero in difficoltà tutt'ora anche un adulto.
Per dare una idea a qualche vero esperto che legga questa breve autobiografia, posso raccontare che il programma con cui disegnavo i miei sprites, programmato naturalmente da me, mi permetteva di lavorare anche con 48 sprites contemporaneamente sullo schermo (di base il C64 ne aveva 8). Utilizzavo naturalmente la tecnica degli interrupts legati al tracciamento raster dello schermo, ovviamente tutto fatto in assembler.
A Genias, una software house bolognese, mandai un dimostrativo, poi un videogioco completo, per far vedere cosa sapevo fare: me li rifiutarono, comunque incoraggiandomi a continuare. Pensavo a quei tempi di non dover mandare tutto quel che ero capace di fare, bensì piccole dimostrazioni delle tecniche utilizzate e delle mie capacità. Ero giovane e avevo degli ideali che non corrispondevano con la realtà: pensavo che "loro" avrebbero capito e carpito ciò che stava al di sotto della mera apparenza. Ingenuamente sbagliavo. A distanza di anni, penso che uno dei maggiori problemi che abbia avuto nel propormi e proporre le mie capacità stia nel mio luogo di residenza: Avola era ed è troppo decentrata dalla vera vita videoludica. L'avvento di internet ha attenuato un po' il problema.
Di C64 ne ebbi due, il primo del vecchio modello, in cui si bruciò il chip contenente i caratteri di schermo continuando stranamente a funzionare, e con cui andai avanti a utilizzarlo caricando ad ogni avvio un set di caratteri da me ridefinito. Il secondo fu del nuovo modello, bruciato dopo averci fatto degli esperimenti hardware, successivamente riparato da me stesso nel negozio dove lavorai (come scrivo dopo).

DAI 16 AI 18 ANNI

A sedici anni lavorai in un negozio di informatica del mio paese, dove acquistai il mio secondo computer: il Commodore Amiga 500. Con Amiga continuò la passione per i computer, per la programmazione e per l'informatica. Trovai l'hardware di Amiga meraviglioso; più potente del precedente C64, Amiga fu il passo avanti per la produzione di grafica qualitativamente superiore. Conobbi l'hardware di Amiga e programmai col suo Basic, con Amos e in assembler, stavolta per il suo motorola 68000 (il microprocessore). Produssi qualche bozza di videogioco sfruttando appieno anche i chip di supporto di Amiga: Paula, Denise, Gary, ecc.. Mandai un dimostrativo di videogioco in lavorazione a The Games Machines, la rivista di videogame più prestigiosa di quegli anni. Era un multiparallasse, stile fantasy, un parallasse multilinea a 48 livelli per il suolo, dove si sarebbe dovuto muovere il personaggio, cinque livelli di parallasse per le nuvole, un cielo sfumato a forza di "copper", dei grafici a tutto schermo che scrollavano sopra tutto questo, forza del "blitter", successivamente avrei dovuto aggiungere i classici mostri, con tanto di mostrone alla fine del livello, lo sprite del protagonista e un ulteriore pezzo di foreground fatto con uno sprite che, per i miei piani, sarebbe dovuto scrollare al di sopra di tutto, anche del personaggio principale. Però il pacchetto mi tornò indietro, perché i redattori lo avevano lasciato nella loro casella postale per troppo tempo. E pensare che avevo fatto pure un loader introduttivo, dove avevo scritto la lettera esplicativa che, usando il joystick, scrollava verticalmente. Lo scrolling della lettera e soprattutto di tutti gli elementi del gioco era fluidissimo (un dovere dell'epoca)!
Nel negozio dove lavoravo imparai a dissaldare e saldare i chip del C64: diventai il tecnico che aggiustava quei computer. Conobbi varie persone, tra cui i miei amici dell'epoca, e intanto cercavo invano qualcuno con cui si potesse collaborare per fare insieme un videogioco. Avola, come ho già scritto, è troppo decentrata dalla vera vita informatica, e quindi, il sogno di formare un team di sviluppatori di videogame rimase nel cassetto.
Intanto l'underground informatico aveva messo salde radici in me. Sin dai tempi del C64 ero un hacker e un cracker, allora senza conoscere questi termini, ma per cose innocenti: aggiungevo mie "intro" e regalavo vite infinite ai personaggi dei videogame (ho già detto che sono un pessimo videogiocatore! In questo modo potevo godermi l'arte utilizzata nel gioco fino alla fine.
Fui un accanito utilizzatore del mitico Deluxe Paint III e IV con cui disegnai i grafici per le mie creazioni. L'abilità e la creatività di lavorare col Deluxe Paint in seguito mi avrebbe aperto le porte di un lavoro di grafico in una televisione privata.
La passione per i videogiochi rimase costante, videogiochi che tutt'ora ricordo lucidamente, andandone a volte a cercare qualche nostalgica recensione.

DAI 18 AI 20 ANNI

A 18 anni iniziai a lavorare in una televisione privata di Siracusa. I 2 anni di Teleuno Tris furono la più bella esperienza lavorativa che abbia fino ad ora avuto. Era un lavoro in nero, andavo lì per 4 ore al giorno, dati i miei impegni scolastici, con una remunerazione monetaria piccola; ma i soldi erano nulla in cambio di un così entusiasmante lavoro.
Fu un amico a dirmi che in quella televisione cercavano qualcuno che sapesse fare grafica. Come capita spesso non sono consapevole delle mie reali capacità e molte volte tendo a sminuire ciò che so fare. Così fu allora, ma Gaetano Di Rosa mi portò quasi di forza negli studi televisivi e mi presentò a Luigi Bianca, colui che rivestiva un po' il ruolo di capo del personale tecnico, regista, addetto alle pubblicità, ecc.; colui che mi avrebbe insegnato molte cose e che imparò a fidarsi di me.
Entrai in televisione da grafico pubblicitario (mi accettarono immediatamente appena videro le creazioni e le animazioni che riuscivo a tirare fuori dal Deluxe Paint con Amiga). La mia prima creazione per la stazione televisiva fu la sigla per il telegiornale sportivo. Piano piano quel mondo mi incuriosì talmente tanto che imparai a fare il montaggio di pubblicità e feci qualche puntatina anche come cameraman. L'esperienza televisiva fu molto importante, sia dal punto di vista creativo che sociale, e non dimenticherò mai quei due anni.

DAI 20 AI 21 ANNI

A quasi 21 anni tornai a lavorare in quel punto vendita di informatica del mio paese che nel frattempo aveva cambiato proprietario: Enzo Grillo, il nuovo proprietario, ragazzo della mia stessa età, lo conoscevo già da prima per via di qualche incontro informatico. Iniziò la mia avventura coi PC perché venne il tempo di acquistarne uno. Conobbi così l'Intel 486 e programmai in Assembly. Imparai anche altri linguaggi come il Quick Basic e il Turbo Pascal, oltre a conoscere l'hardware della macchina e il sistema operativo MS-Dos. Di questo periodo sono anche i miei primi esperimenti coi grafici tridimensionali.
A cavallo fra il periodo televisivo e il ritorno nel negozio volli fare il disk-jockey. Comprai due giradischi Technics usati, un mixer Davoli e tanti tanti vinili di musica dance. Imparai l'arte del mixaggio a cui dopo accostai l'ausilio del computer; qui nel mio paese penso di essere stato il primo a realizzare mixaggi con un computer. Collaborai anche con diverse radio della zona. Contemporaneamente feci parte di un gruppo musicale: facevamo musica RAP. Il mio ruolo era insolito perché il mio strumento era il computer. Ci chiamavamo Rap-Pubblica e tenemmo anche delle esibizioni in piazza e nel centro sociale del paese.; non eravamo male! Eravamo due Giuseppe e due Antonio; si provava nel garage di uno degli Antonio dove trasferivamo basso, chitarra, tastiera, computer, mixer e varie casse amplificate. Le poche volte che salii sul palco, o fui di fronte a un pubblico, mi vergognai come un ladro, per il fatto che ero l'unico a non suonare uno strumento vero e proprio: il mio ruolo era quello di scrivere in un tracker le melodie, la batteria, gli scratch, i volumi, ecc., a corredo del resto della musica suonata con gli strumenti veri e propri.
Nello stesso periodo aiutai Seby Roccaro, che mi conobbe negli studi di Teleuno Tris a Siracusa, a far nascere TV Amica, una televisioncina di Avola, tutt'ora esistente con altro nome.
Alla fine del 1995 e l'inizio del 1996 persi la vista. Però qualche mese prima frequentavo due ragazzi con cui si voleva fare un brano dance. Ricordo con piacere gli incontri a Noto, a casa di Corrado che suonava e componeva pezzi con le sue due tastiere; insieme a Massimiliano che scratchava coi suoi giradischi... e i provini che noi maldestri facevamo fare alle ragazzine per scegliere la cantante del gruppo! Con piacere ricordo le serate passate con Massimiliano in macchina anche nei posti più strambi come ad esempio le campagne notturne di Noto antica, solo per parlare di cinema e arte, tipo mostrarmi la nebbia che veniva su dal terreno, ottima atmosfera per un film horror. Avevamo molte idee, talvolta pure interessanti ma l'ambiente e i mezzi per metterle in atto non c'erano.
Informaticamente conobbi Windows 95 che venne rilasciato da Microsoft proprio in quei mesi; fu rivoluzionario, fu il sistema operativo che segnò un'epoca, sistema operativo che apprezzai sin da subito per le sue molteplici potenzialità e versatilità. Massimiliano mi introdusse in quei mesi anche nel mondo dei quadri, delle tele, dei colori ad olio. Mi prestò un cavalletto (che dovrebbe venirsi ancora a riprendere), andammo a comprare tele e colori per me. Feci qualche quadretto, ma non ebbi il tempo necessario per approfondire la conoscenza con quell'arte. Un quadro che ho ancora qui ritrae la mia mano dove al centro misi un occhio: già presentivo qualcosa e quello lo considero il simbolo del mio passaggio da una condizione ad un'altra.

DAI 22 AI 25 ANNI

Nell'estate del 1996 mi iscrissi all'Unione Italiana Ciechi che mi fece conoscere un nuovo modo di utilizzare il computer: tramite una sintesi vocale tornai al mio Assembly e al mio Turbo Pascal. Con mio profondo scoramento, fui subito iscritto a un corso per centralinisti presso il Movimento Apostolico Ciechi di Siracusa, che mi avrebbe permesso di ottenere l'iscrizione all'albo nazionale e lavorare come centralinista non vedente., lavoro che proprio non avevo desiderio di fare.
Nel 1997, ripreso l'uso del computer, in una rivista tifloinformatica di Associazione Disabili Visivi, mi venne pubblicato un software di utilità per la gestione di un CD-Rom e Cd-Audio che inizialmente avevo programmato per uso personale. Nel contempo scrivevo software di manipolazione audio, data l'inaccessibilità ai software che usavo da vedente, e facevo esperimenti di sintesi vocale con la mia voce. I miei software ebbero via via un numero sempre maggiore di utenti. Realizzai anche altri software di utilità varia, tra cui Scan Text, un editor di testi per Ms-Dos, ispirato dall'esigenza di avere uno strumento che mi permettesse la correzione dei testi che scannerizzavo. Non lo sapevo ancora, ma Scan Text sarebbe diventato l'antenato di Biblos, il software su cui avrei anni dopo fondato la mia attività professionale.
Nel 2000, con l'ausilio di Jaws, uno screen reader, entrai nuovamente in Windows, stavolta da cieco. Già da un anno utilizzavo internet, soprattutto la posta elettronica e i news-groups, ed ero diventato un lettore vorace di libri di narrativa varia. Ideai e fondai un club letterario per la trasposizione e lo scambio di libri digitali di nome Mail Books X-Change (MBX, attualmente esistente, ma snaturato dei miei principi e ideali). Già nel settembre del 2000 pubblicai il mio primo software per Windows: un catalogatore di libri, funzionale al club. Lo programmai in Delphi, uno dei linguaggi che utilizzo tutt'ora.

DAI 26 AI 34 ANNI

Giuseppe in piedi vicino alla sua workstation  di lavoro (24 febbraio 2013).

Con il sistema operativo Windows ricominciò quello studio iniziale necessario a capirne la struttura e il funzionamento. L'esperienza dei sistemi operativi utilizzati e conosciuti in precedenza sicuramente mi fu molto utile. Sviluppai così piccole cose e con esse accrebbi la mia conoscenza di questo ambiente. Trasformare la mia formazione dalla programmazione procedurale a quella ad oggetti non fu facile, ma nemmeno troppo difficile. La mia creatività e tutto il bagaglio di esperienze precedenti, furono le solide basi che mi fecero acquisire notorietà nel mondo informatico dei non vedenti.
Mentre nel club MBX la partecipazione dei membri scarseggiava, nel febbraio 2001 fui assunto come centralinista telefonico presso l'AUSL n.8 di Siracusa, in servizio presso l'ospedale di Avola. Intanto il rapporto con l'Unione Ciechi di Siracusa diventava sempre più rado. Dopo quella spinta iniziale del 1996, feci presto a superare le competenze trovate nella piccola sezione aretusea e, com'è nella mia personalità, andai oltre, cercando di proporre e coinvolgere la sezione con delle iniziative informatiche. Non amo chi frena la mia voglia di fare, anche perché credo fortemente in quello che faccio e porto avanti. Pertanto piano piano mi allontanai da quel limitatore di velocità e creatività che era diventata per me l'Unione di Siracusa, quindi grazie a internet mi proposi all'ambiente informatico nazionale di cui avevo già avuto gli esordi.
Il lavoro di centralinista non lo accettavo, tanto meno lo amavo. Non mi bastava lavorare per ottenere uno stipendio, volevo lavorare per "fare". Fu infatti privo di gratificazioni e fortemente discriminante. Nei sei anni in cui lo svolsi, sempre nel modo migliore e professionale possibile, mi sentii ingabbiato in un ruolo della pubblica amministrazione che non mi apparteneva. Informaticamente sfogavo a casa le ore che passavo in quel luogo, per me "senza far nulla". Lì ero un numero di badge, e non Giuseppe Di Grande, una persona con determinate conoscenze e capacità, e avevo la forte percezione di essere abbandonato a marcire in una squallida stanza di centralino. Le ore passate là per me erano tutte "sprecate" e sottratte alla mia fantasia informatica. Internamente a quell'azienda avrei potuto dare molto, invece assistei, con disgusto, agli sperperi di pubblico denaro, alle ripicche tra colleghi, a lotte interne per conquistare un "notturno" in più (si otteneva un'indennità extra), invidie per i turni straordinari degli altri, lo squallore di gente il cui unico obiettivo era la busta paga mensile: "Ci vengo per il 27", la più classica delle frasi che qualcuno mi rivolgeva, mentre tra di me pensavo che io per il 27 lì ci andavo a morire.
Nel 2002 aprii ufficialmente il mio personale sito internet "DIGRANDE.IT" e inserii alcuni programmi e delle informazioni inerenti la mia passione informatica. Sviluppavo varie cose, tra cui DAFT, un esperimento di editor audio digitale (poi abbandonato). Consolidavo intanto la mia conoscenza di Windows e preparavo la base su cui ricostruire in questo ambiente il programma che continuavo a utilizzare con soddisfazione: Scan Text. Infatti nel 2004 pubblicai una versione molto primitiva del software che negli anni a venire sarebbe diventato un successo: Biblos.
Nel fronte lavoro al centralino, per me che sviluppo software e capisco cosa significa "ottimizzare" delle risorse, mi sentivo sprecato, sottovalutato, ignorato. Di me, portatore di handicap, che lavorassi o che decidessi un giorno di rigirarmi i pollici, non gliene importava nulla a nessuno... purché non li infastidissi mettendoli di fronte a qualche problema, e ce n'erano tanti, enormi. In questi casi, lettere ne ho protocollate tante, scattava qualche azioncina trasversale atta a crearmi problemi.
Esasperato da tutto questo, consapevole di quel sistema subdolo di cui fui anch'io vittima, il mobbing, nell'agosto del 2007 diedi le dimissioni, liberandomi da quell'insulso lavoro in quella insulsa microsocietà, con grande mia felicità.

DAI 34 ANNI AD OGGI

Giuseppe nel suo ufficio in piedi vicino alla stampante braille (24 febbraio 2013).

Dopo aver lasciato il lavoro di centralinista intensificai la programmazione di Biblos. Programmavo intanto altre cose, provando curiosità su più fronti. Nel periodo giugno-luglio 2007 sviluppai Pedro Suite, una serie di programmi di utilità varia per principianti. Il pacchetto comprendeva un catalogatore di CD, un programma di contabilità domestica, un programma di ricerca di numeri telefonici, un programma per gestire un diario personale, un aggregatore di notizie RSS. L'interesse poi scemò, quindi gli altri software che avevo in progetto di inserire non li sviluppai più.
A fine ottobre 2007 ebbi l'idea di aggiungere in Biblos la possibilità di stampare in braille. Presi questa decisione fulmineamente (così come mi capita di solito con le idee migliori), dopo aver letto qualche richiesta di aiuto fatte da alcuni utenti, che non riuscivano a usare i software forniti con le stampanti, o altri ancora più obsoleti. Chiesi a un amico cosa ne pensasse di questa idea. Mi rispose che di software per stampare in braille già ce n'erano e avrei sprecato solo tempo. Ero consapevole dell'esistenza di altri software, e proprio per questo volevo rivoluzionare i sistemi per la stampa braille, perché gli altri software risultavano complicati da usare, obsoleti, problematici, non in linea con le tecnologie del momento. Sondai l'interesse tra gli utenti di Biblos, studiai degli aspetti di base e nel novembre 2007, in poco meno di un mese Biblos stampava in braille, anche se in modo rudimentale. Già le potenzialità del sistema ideato da me si notavano tutte; erano così prepotentemente naturali che solo dei ciechi(metaforicamente) le potevano ignorare. Infatti, alcuni ciechi liquidarono la questione Biblos con sufficienza, forti della loro presunta "esperienza" di esperti braillisti o tiflologi (ignoravano che il braille è un codice, e io con sistemi ben più complessi del braille ci lavoravo da una vita), ma altri non vedenti trainati dal mio entusiasmo e dai miei visionari piani di sviluppo ne furono rapiti. Da allora in poi la ricerca e lo sviluppo in Biblos della stampa braille non si sono più fermati, e proprio per questo ho ancora una volta diviso l'ambiente italiano tra accaniti denigratori e sostenitori.
A gennaio 2008 avviai ufficialmente la mia attività professionale, tutta incentrata sulla patata bollente chiamata Biblos. Iniziai infatti a commercializzare la prima versione shareware del programma. Da questa data sino ad oggi le iniziative per Biblos si sono susseguite una dopo l'altra, tra entusiasmi e delusioni. Biblos oggi è riconosciuto de facto come il miglior software per stampare in braille, utilizzato e consigliato con soddisfazione da molti utenti, vedenti e non-vedenti.

Nel maggio 2010 parallelamente a Biblos ho iniziato la produzione di materiale didattico in braille e in grafica tattile, naturalmente prodotto con Biblos. Le pubblicazioni realizzate hanno ricevuto una approvazione positiva generale. Diverse strutture e istituti le usano come sussidi didattici per l'insegnamento. Moltissime persone le richiedono per conoscenza personale. A ottobre 2010 ho pubblicato in braille un racconto su Venezia da me scritto. Nello stesso mese ho pubblicato una fiaba, scritta da me, stampata in solo braille o in doppio braille-inchiostro. L'ambiente italiano con le mie proposte tattili inizia a vivere una nuova rinascita o, molto più probabile, la prima vera nascita.

Le iniziative di questi ultimi anni comunque sono troppo recenti per poterle valutare con distacco. Quindi rimando una scrittura migliore dell'ultimo capitolo a tra qualche anno, quando sicuramente potrò raccontare i fatti in modo migliore, esponendo le tantissime altre cose che ho sino ad ora realizzato.
Ciò che avete avuto la pazienza di leggere racconta in breve esattamente chi sono e cosa ho fatto. Non ho esagerato, anzi ho minimizzato. Non ho scritto tutte le iniziative minori, che comunque avrebbero potuto esser citate. Ho scelto di saper creare e saper fare, la mia filosofia di vita.

ARCHITETTURE HARDWARE E LINGUAGGI DI PROGRAMMAZIONE STUDIATI E/O CONOSCIUTI

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