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Le agevolazioni per disabili nella Quarta rivoluzione industriale

Pubblicato il 06/12/2021 08:00 
 

Mentre si parla di inserimento e di diritti civili, la realtà che conosciamo e di cui discutiamo sembra essere ormai priva di significato, lasciando il posto a un'altra realtà che ci viene difficile interpretare. Parlare di agevolazioni come un prodotto della lotta contro l'emarginazione, non fa che rendere ipocrita la nostra posizione di persone con disabilità visiva.

La trasformazione sociale e industriale di oggi è unica in termini di grande velocità con cui nuove idee e tecnologie si diffondono in tutto il mondo. Ogni associazione del terzo settore dovrebbe ora riconsiderare le proprie azioni sociali, per stare al passo con la società tecnologica in rapida evoluzione.

La riorganizzazione della condizione lavorativa prevede la chiusura delle piccole e medie imprese, per lasciare spazio alle multinazionali dell'Industria tecnologica e alle società finanziarie e bancarie. Che peso socio-politico oggi hanno gli Stati, considerando che se i tre più grandi siti di social media popolari fossero paesi, sarebbero tra le prime 10 nazioni più popolate del mondo? Oggi assistiamo a un semprepiù veloce depauperamento della struttura sociale precedente, quella costruita a partire dalla seconda metà del settecento con la prima rivoluzione industriale, passando per la seconda di fine ottocento dove viene introdotto l'uso dell'elettricità e del petrolio, e della terza rivoluzione industriale concentrata sulla crescita della conoscenza e dei servizi, a partire dalla seconda metà del novecento. Un passo indietro alla reale velocità del mondo, impotenti assistiamo a una continua catena di licenziamenti e precarietà, sempre più veloce, che coinvolge tutte le classi sociali, alcune toccate in maniera più pesante di altre, ma comunque tutte coinvolte in questo processo di trasformazione.

Il Lavoro da remoto, oggi chiamato smart-work, ha sollevato critiche e fatto emergere nuovi problemi. Sostenuto con la finalità di flessibilizzare il Lavoro e facilitare le esigenze personali del lavoratore, in realtà tende a incrementare sempre la produttività e la precarietà a scapito della socialità. La freccia della produttività punta sempre e solo in una direzione: la crescita.

Oggi, secondo l'evoluzione del mercato, bisognerebbe più che altro affrontare il discorso di come gestire il tempo libero e in quali termini ridurre l'orario lavorativo. In futuro il Lavoro verrà sempre più spesso svolto per obiettivi, la condizione sociale di ognuno sarà definita dal Lavoro remoto, in cui la produttività per obiettivi sarà il metro per valutare la qualità lavorativa degli individui. Di più: il Lavoro a progetto sarà un terreno di scontro tra esseri umani e macchine, in cui i singoli dovranno confrontarsi con sempre più efficienti sistemi di intelligenza artificiale, intese oggi come sistemi complessi per sollevare l'uomo da lavori alienanti e/o di fatica.

La tecnologia prevede che entro il 2025 occhiali, occhiali / auricolari e dispositivi di tracciamento oculare possano acquisire una nuova e più efficace intelligenza, per portare gli occhi e la vista a essere la connessione a Internet e ai dispositivi connessi. Con l'accesso diretto alle applicazioni e ai dati Internet attraverso la visione, le esperienze di un individuo potranno essere migliorate, mediate o completamente aumentate per fornire una realtà diversa e immersiva. La disabilità, in particolare quella visiva, che ruolo potrà avere in questo cambiamento di paradigma socio-lavorativo?

Tutto questo accade mentre la politica sta tramontando e la logica della governance sta cancellando la democrazia. Al più "ricco", cioè il più capace e veloce di produrre ricchezza, verrà affidata la responsabilità della conduzione dei Paesi, anzi della governance globale del mondo. La vita degli individui sarà sempre più declinata alla produzione di beni e servizi, sempre meno orientata alla socialità tra esseri umani, sempre più indotta all'interconnessione di sistemi complessi uomo-macchina.

I sostenitori di questo cambiamento epocale dicono che internet, lo smartphone e le migliaia di app ci stanno rendendo la vita più facile e più produttiva. Tutto quindi sottostà alla produzione, la vita è funzionale alla produttività. Più si è produttivi, più si è felici. Sebbene questa visione della vita sia oggi ampiamente sostenuta, riteniamo che, man mano che la quarta rivoluzione industriale approfondisca le nostre relazioni individuali e collettive con la tecnologia, influenzi pesantemente e negativamente le nostre abilità sociali e la nostra capacità emotiva. Oggi l'individuo è sempre più connesso, quasi non si scollega più dal sistema, neanche quando mangia o dorme.

Riteniamo che lo scenario sociale ed economico che si sta sviluppando sia il peggiore possibile per le persone con disabilità che, unite alle persone private del Lavoro e dei diritti sociali, in futuro subiranno maggiormente una crescente condizione di marginalità. Nel frattempo i temi che i disabili visivi dibattono sono superficialmente rivolte all'assistenza e alle agevolazioni, in uno Stato che si fa sempre più labile. Se il novecento ci ha visto lottare per acquisire una dignità collettiva di persone con disabilità e poi una identità individuale per i quali la disabilità è solo una delle caratteristiche della persona, quest'ultima situazione ancora poco espressa, oggi la politica associativa del terzo settore tende a farci regredire verso un nuovo assistenzialismo, costituito da un lato di agevolazioni e privilegi, dall'altro di pregiudizi ed emarginazione. Politiche comunque funzionali proprio alla quarta rivoluzione industriale, in cui la competizione tra sistemi e efficientamento della produttività ci vede tagliati fuori in partenza.

Oggi viviamo in una società in cui mancano i servizi di base, quelli che credevamo acquisiti e duraturi. Le identità personali di ognuno continuano a restare nell'ombra, i servizi sanitari di base diventano sempre più evanescenti, l'inclusione tanto sbandierata resta più che altro confinata a dei luoghi comuni divulgati attraverso vecchi e nuovi media. Di contro si grida vittoria per una conquistata maggiore assistenza, che dovrebbe essere guida alla vita del disabile, come se fosse possibile essere soddisfatti per le condizioni marginali in cui la società dei più efficienti e noi stessi ci stiamo relegando, anche attraverso l'assistenza e la visione assistenziale del secolo scorso.

Oggi, per esempio, per un disabile grave si fa fatica a trovare un servizio di trasporto per farsi accompagnare ad una visita medica; visita che un disabile grave magari è costretto a chiedere in forma privata a domicilio, perché l'assistenza sanitaria pubblica non offre più un servizio utile a tutti. La quarta rivoluzione industriale prevede un cambio di paradigma sul fronte sociale, nel modo in cui si lavora e si comunica. Allo stesso modo, i governi e le istituzioni vengono rimodellati, così come i sistemi di istruzione, assistenza sanitaria e trasporti; e lo stiamo percependo meglio soprattutto in questi ultimi due anni.

Eppure, utilizzando degli slogan fini a se stessi, si istituiscono giornate per i disabili e per le disabilità, per le donne, per il cane guida, per i sistemi di scrittura, per ogni cosa pietisticamente rilevante, si celebrano centenari come se oggi ci fosse una continuità politica e sociale col passato. In una società dove il denaro è il creatore simbolico di ogni valore, la disabilità non può essere considerata una condizione egualitaria e partecipe della complessità umana. Ci resta il silenzio della nostra coscienza e della nostra volontà, mentre il nostro mondo, figlio di un Dio minore, sta sprofondando nel baratro dell'ignoranza culturale e dell'analfabetismo emotivo.

* Articolo iniziato da Renzo Coletti come messaggio di un gruppo, successivamente sviluppato da Giuseppe Di Grande, in memoria dell'amico Renzo deceduto il 4 dicembre 2021.