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Come l’iperprotezione possa favorire la comparsa dei “ciechismi” o dei “blindismi”

Pubblicato il 01/09/2020 07:30 
 

Chi s'intende di problemi educativi sa bene che nell'atto dell'“educare”, qualsiasi intervento inadeguato può provocare risposte difformi dalle finalità che si vorrebbero conseguire. In presenza, poi, di un bambino privo della Vista, tale assioma è ancor più evidente. È doveroso considerare attentamente appunto che, alcune strategie educative, quando giungono inadeguate o tardive, possono far assumere nel piccolo privo della Vista comportamenti inusuali per chi vede, comportamenti che in tiflologia sono definiti “ciechismi” o “blindismi”.

Mi affretto subito a chiarire, però, che tali comportamenti non sono in nessun caso manifestazioni innate e collaterali all'assenza della Vista. Esse, invece, hanno delle cause ben precise che meritano di essere conosciute per contenerle sul nascere.

Ritengo che non sia assolutamente una perdita di tempo soffermarci a rendere ancor più esplicite alcune mie considerazioni riguardanti il processo di “Educazione senso-percettivo-motorio”. Giudico opportuno, anzi, non sottovalutare mai quanto siano nocivi quei comportamenti iperprotettivi che fanno passare in second'ordine tutte quelle altre esperienze ritenute apparentemente meno significative o non calibrate alle capacità del piccolo privo della Vista. Sarà utile, se non doveroso, rifuggire sempre dalle facili tentazioni del “fai da te” e “dell'improvvisazione” dei genitori impreparati e non sufficientemente informati a quell'evento. Meno giustificabili sono, invece, le estemporaneità di taluni educatori che, per apparire più “intraprendenti”, ritengono di ignorare i principi basilari del “buon senso” e della psicologia. Saranno proprio tali interventi a minare alle radici l'intero processo di crescita del piccolo, sia sul piano motorio, sia su quello conoscitivo. Si presti sempre la massima attenzione e si rifletta adeguatamente, perciò, sul come e sul quanto gli esiti errati possano incidere negativamente sull'evoluzione esplorativa/conoscitiva del piccolo, rischiando di far scemare in lui l'interesse e la curiosità per comprendere il mondo nelle sue diverse sfaccettature.

È opportuno, innanzitutto, Acquisire informazioni chiare, ma anche approcciarsi al problema educativo con serenità d'animo, superando la preoccupazione che il piccolo possa costantemente inciampare in qualsiasi ostacolo reale o presunto; che qualunque attività egli faccia possa nuocere alla sua incolumità e che spostandosi da un ambiente all'altro possa perdere quei punti di riferimento precedentemente acquisiti e smarrirsi persino in quello spazio talmente circoscritto e limitato.

A tal proposito invito tutti a prestare la massima attenzione, perché lo stato d'animo degli adulti è avvertito da quel bambino che è ritenuto ancora incapace di cogliere gli umori di coloro che gli sono accanto. Elaborando i loro sentimenti, di riflesso, egli si avverte ancor più frustrato, limitato e disincentivato a manifestare i suoi bisogni, poiché ha imparato ormai che il loro soddisfacimento è autonomo e preventivo da parte degli adulti.

Credetemi: il mantenere il piccolo costantemente nella bambagia, non gioverà assolutamente alla sua Autonomia, ma, semmai, avvierà in lui una pericolosa indolenza, una lenta inibizione nel prendere iniziative e nello sperimentare le proprie potenzialità. Ricordate, comunque, che tale indolenza – e ciò si rivelerà ancor più negativa – non sarà circoscrivibile soltanto al campo motorio, ma, conseguentemente, anche a quello conoscitivo. Il bambino, infatti, diverrà sempre più pigro e svogliato a “muoversi” e a “fare” qualcosa di sua iniziativa. Col passar del tempo, poi, cresceranno in lui persino le pretese, esigendo che altri soddisfino con tempestività le sue necessità.

È il momento di riprendere in mano voi la situazione, amici genitori! Non abbiate mai timore di risvegliare il vostro bimbo da quello stato di apatia e di indolenza nel quale probabilmente si è adagiato! Coltivate in lui l'autostima, considerandolo sempre un “figlio normale” e non speciale. Fategli comprendere che nulla gli è dovuto – anche se privo della Vista – e che tutto deve conquistarsi con la propria partecipazione diretta. Abituate vostro figlio a chiedere, a chiedere come gli altri vostri figli e, se necessario, a ricevere anche qualche “no”! Insegnategli a non bloccarsi dinanzi agli insuccessi, ma a superarli, sperimentando semmai nuove strategie.

Domando umilmente scusa se mi permetto di suggerirvi qualche indicazione semplice ed elementare, ma so per certo, poiché mi è stato espressamente richiesto, che qualche consiglio può essere utile.

Mi vien da dire, intanto, che non si deve perder tempo, considerato che i primi due anni di vita costituiscono il periodo che gli psicologi ritengono quello più proficuo e fecondo per l'attività conoscitiva dei bambini.

Ed allora, quindi, subito al lavoro! Insegnate al vostro bambino di rotolarsi e di gattonare sul pavimento. Ricordate che spontaneamente non lo farà mai. Insegnategli, prendendolo per mano per rassicurarlo costantemente, a camminare prima e successivamente a rincorrervi. Abituatelo a chiedere e ad attendere, per il tempo necessario, l'appagamento di un suo bisogno.

Con il passar del tempo, educatelo a bere dal bicchiere e a mangiare, utilizzando le posate (cucchiaio e forchetta all'inizio, il coltello successivamente quando sarà più grandicello). Avvezzatelo a vestirsi e svestirsi da solo; ad allacciarsi e slacciarsi le scarpe e ad abbottonarsi e sbottonarsi gli indumenti. Col passar del tempo e, soprattutto se si tratta di una bambina, fate sorgere in lei il desiderio di avere delle preferenze nella scelta dei vestiti.

Proseguendo, non sarà difficile comprendere che, quanto più appropriata e tempestiva sarà la vostra azione e quanta più fiducia e libertà concederete al bambino, tanto prima si manifesterà in lui quella spontanea spinta interiore e quell'interesse che lo porrà nelle condizioni di Acquisire sempre più nuove conoscenze, presupposto imprescindibile per superare le difficoltà esplorative impostegli dalla minorazione.

Non intendo affatto caricarvi di ulteriori inquietudini o tensioni – già ve ne propone tante la presenza del vostro bimbo – ma non posso non rammentarvi che il protrarsi per lungo tempo della inattività motoria o dell'isolamento ambientale e sociale, può indurlo a rifugiarsi in talune stereotipie che sono tipiche della disabilità visiva. Tali inconsuete manifestazioni, in ogni caso, non devono divenire assolutamente motivo di ulteriore inquietudine, soprattutto se si interviene con tempestività, poiché esse sono semplicemente delle modalità comportamentali di autostimolazione, per compensare una assenza o una povertà di sollecitazioni provenienti dal mondo circostante. Tali inusuali manifestazioni – già definite in precedenza “ciechismi” o “blindismi” – in ogni caso non devono essere assolutamente sottovalutate, anche se di esse non si ha una immediata consapevolezza. È doveroso, quindi, avere sempre le antenne dritte e prestare la massima attenzione, poiché è accaduto spesso che, per inesperienza o per superficialità, tali manifestazioni siano state interpretate come incipienti “atteggiamenti di autismo”, con i quali, però, esse non hanno assolutamente alcuna causa in comune.

Il bambino, infatti, non resta assolutamente “chiuso in se stesso”, né è “riluttante alla comunicazione con le persone e con l'ambiente”. Questi, invece, accetta volentieri i richiami e le sollecitazioni, a seguito dei quali egli riprende la sua posizione corporea naturale e smette di effettuare movimenti innaturali del corpo o di alcune sue parti.

È importante sapere che, quando il piccolo è totalmente assorto e scollegato con il mondo che lo circonda, i genitori devono intervenire con strategie efficaci, proponendogli attività alternative che riescano a catturare la sua attenzione e ad interrompere la sequenza motoria ripetitiva dei suoi gesti. Impegnando il bambino a “fare da sé”, si ripristina sia l'interrotta attività senso-motoria, sia l'esperienza immaginativa, oltre che la competenza comunicativa-relazionale.

Per avere un quadro più completo della situazione che si sta trattando, a breve cercheremo di analizzare le cause più comuni che inducono o determinano gli atteggiamenti dei “blindismi”.