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Sfiducia del Presidente nazionale UICI. Accusa e difesa

Aggiornato il 26/11/2022 08:00 
 

Oggi per l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti è un giorno particolarmente importante per dirimere la questione Barbuto che si protrae da agosto, e probabilmente da ancor prima. Durante il Consiglio si discuterà e voterà la sfiducia al Presidente nazionale Mario Barbuto.

In questa pagina pubblico il testo della mozione di sfiducia dei Consiglieri che l'hanno firmata (accusa) e la lettera di difesa del Presidente.

Accusa

Mozione di sfiducia al Presidente Nazionale UICI Mario Barbuto, ai sensi dell'art. 7, comma 3, lettera d dello Statuto Sociale dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti

Carissimi Consiglieri Nazionali, non avremmo mai potuto immaginare a conclusione del XXIV Congresso Nazionale UICI, convintamente uniti nel sostegno alla figura e al ruolo del Presidente Barbuto, di essere costretti, come extrema ratio, dopo appena due anni dal nostro insediamento, a presentare al Consiglio Nazionale UICI una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente.

Certo, tanti tra noi penserebbero trattarsi essenzialmente di una conseguenza strettamente, se non unicamente, riferibile alla controversa sua diretta esposizione, come nostro rappresentante legale, nella competizione elettorale.

Alcuni dirigenti associativi erano propensi a sollecitare una presa di posizione in tal senso, ma non è stata ritenuta da altri tale vicenda di per sé decisiva nell'indurci a presentare una mozione di sfiducia.

Indubbiamente, si è trattato di una fase molto controversa, poco accorta e per tanti versi lesiva dell'Immagine associativa, quantomeno se ci riferiamo al vero e proprio assalto comunicativo, che ci ha esposti inermi e ignari ad una penetrante mistificazione della nostra ragion d'essere e davvero imbarazzanti e prive di attenuanti si sono rivelate le giustificazioni addotte a protezione dell'ineffabile operazione elettorale partitica condotta, se così si può dire, senza rete di protezione.

L’indulgenza sull'accaduto assume oggi il senso di fastidio e l'accusa di condurre polemiche inutili e stucchevoli, tanto da suggerire di considerare il tutto acqua passata.

Il Consiglio Nazionale, nel rispetto dello Statuto vigente che ci indica indiscutibilmente il principio guida in materia, ha tutti i poteri per intervenire sul Regolamento Generale, colmarne i vuoti attuativi, attraverso una più serena ed equilibrata valutazione non condizionata dall'impellenza delle vicissitudini.

Era inevitabile assistere allo sconquasso emotivo che si è espresso nelle forme più svariate, all'interno e all'esterno dell'Unione.

Non aver saputo e voluto comprendere, aver considerato quasi esclusivo il proprio Diritto individuale di esserci, aver poi dato vita ad una vera e propria escalation di reazioni che si preciseranno oltre, ha generato sgomento, smarrimento e perdita di autorevolezza e fiducia, col ritenere il Presidente Barbuto ormai non più in grado di rasserenare, unire, garantire una guida riconosciuta per procedere nel nostro impervio cammino.

Ciò chiarito, si pone a noi il quesito:

perché urge sfiduciare in Consiglio Nazionale il Presidente Nazionale Barbuto, pur eletto con voto quasi unanime nel XXIV Congresso Nazionale?

Innanzitutto, la grande fiducia riposta nel Presidente e nella nostra lista unica doveva essere ben interpretata e corrisposta. Il grande consenso ricevuto avrebbe richiesto cautele, cura dei contrappesi, tutela delle garanzie statutarie, rigore assoluto nel sottrarsi alle tentazioni di un esercizio sovrabbondante delle funzioni presidenziali, quantomeno per allontanare dubbi già affacciatisi nelle fasi precongressuali, con il venir meno della parola data dal candidato alla Presidenza di trattare equamente tutti i 32 candidati della lista.

Quanto verificatosi successivamente, ad iniziare dal 10 dicembre 2020, data di insediamento della Direzione Nazionale e sempre più nei successivi mesi, particolarmente nel costruire un sistema di responsabilità, di incarichi, di reciproca fiducia, si è organicamente delineato un modello di gestione associativa pericolosamente angusto e legalmente rischioso; certo, quasi completamente antitetico a quanto preconizzato ed adottato nel precedente quinquennio. Il tutto senza informare e condividere con la sua lista, che comprende anche candidati non eletti nel Consiglio Nazionale.

Potrebbe ciò apparire un cavillo polemico, ma ad occhi non avvezzi al pregiudizio, appare come sintomo di preoccupante involuzione.

- Non si è più prestata attenzione ad evitare cumuli di incarichi; anzi lo stesso Presidente li ha promossi;

- Non sono stati più richiesti specifici curricula per assumere delicati compiti all'interno dell'Unione e negli enti a noi direttamente collegati, anche in presenza di incarichi retribuiti;

- Non sono state rispettate le procedure che attribuiscono agli organi di cui si è componenti, la concessione delle dovute autorizzazioni;

Tutto è divenuto sempre più prerogativa del Presidente.

Precisiamo i fatti, almeno alcuni, ad iniziare dal 10 dicembre 2020, data di insediamento della Direzione Nazionale:

1) In quella data Barbuto, oltre ad alcune nomine in quel momento non controverse, propose di destinare € 400.000 dei quasi 500.000, residuali per le iniziative del centenario, alla Helen Keller, ente presieduto dalla Vice Presidente Nazionale Linda Legname, di cui anche Mario Barbuto era ed è amministratore. Si deve precisare che la precedente Direzione Nazionale aveva già disposto un prestito di € 250.000 che si apprese in Direzione il 27 gennaio 2022 essere stato restituito, ovviamente, grazie all'elargizione indicata.

Insomma, visto che mi devi restituire € 250.000, te ne concedo 400.000 perché tu possa onorare e restituire il prestito.

2) Febbraio 2021: si delinea il modo congegnato per stabilire i rapporti con gli organi regionali e territoriali. Con la motivazione di evitare un sistema troppo personale nell'affidare due, tre regioni ad un componente della Direzione, si progetta un sistema teoricamente più flessibile, ma praticamente volto ad attribuire alla Vice Presidente Legname e al componente di Direzione Massa l'esclusiva di rappresentare il Presidente Nazionale come dirigenti di sua pressoché totale fiducia, tagliando fuori scientemente l'equanime responsabilità di alcuni componenti della Direzione Nazionale.

3) Risvolti inaccettabili si riscontrano allorché il Presidente Barbuto, nel proporre la responsabilità di coordinare il settore istruzione, formazione e disabilità aggiuntive, nonostante la presenza in Direzione e Consiglio Nazionale di esperti docenti di lunga esperienza e di robusto impegno nel settore, ritenne di affidare l'incarico alla Vice Presidente Legname. Nello stesso periodo, accadde anche che, all'insaputa della Direzione Nazionale, mai informata in merito, il Presidente Barbuto, anche in rappresentanza dell'I.RI.FO.R., ugualmente non informandone il Consiglio di Amministrazione, concorda col prof. Piscitelli, Presidente della Biblioteca Italiana per Ciechi Regina Margherita e con il Presidente Masto della Federazione Nazionale delle Istituzioni Prociechi, l'istituzione della funzione di Direzione dei Centri di Consulenza tiflodidattica, con incarico retribuito affidato alla Vice Presidente Linda Legname.

4) Ha dell'inverosimile quanto possiamo ricostruire a proposito di una vicenda definibile come "Caso Romano", provvisoriamente conclusasi con l'estromissione/sospensione/revoca, appunto, del Direttore Romano. Il Consiglio Nazionale dovrà discuterne, data l'incardinazione in proposito del Ricorso Gerarchico e, ottenute le controdeduzioni dalla Direzione, adottare i provvedimenti opportuni per rispondere al ricorso presentato dai due componenti della Direzione Nazionale, Corradetti Adoriano e Lapietra Giuseppe.

Al momento è sufficiente far conoscere ai Consiglieri Nazionali che, in occasione della nomina del Direttore Generale Romano, come si evince nella delibera n. 24 dell'aprile 2021, nell'atto stesso di nomina si attribuiscono deleghe alla Vice Presidente Legname relative a funzioni che finiranno col sovrapporsi e sostituire i compiti del Direttore Generale.

Possiamo oggi affermare senza tema di smentita che vi fu un intenzionale progetto che, con la giusta necessità di rappresentare la politica della nostra Direzione nei rapporti con il personale, ha mirato principalmente quasi a tagliar fuori il Direttore Generale dalle funzioni apicali sempre svolte.

Non par vero, ma questo si verifica: si decide di retribuire un funzionario al quale non viene consentito di svolgere il suo Lavoro.

Già gravissimo ciò per i risvolti amministrativi addebitabili al Presidente e alla Direzione Nazionale, ugualmente molto dannoso per come si è attuato, col venir meno della distinzione tra ruoli politici e attività svolte dai funzionari apicali.

5) Lavori di ristrutturazione della nostra Sede Nazionale: diciamo che la fretta nell'adozione di alcune decisioni, la non condivisione sistematica di tutte le fasi di tale importantissimo impegno, il dover sempre con le pinze tirar fuori notizie, quasi che risulti disturbante la gestione collegiale dell'intricata situazione, non ci rasserena, anche perché sono ormai trascorsi 18 mesi dalle decisioni della Direzione Nazionale e, verosimilmente, con i permessi non ancora completamente ottenuti, pur essendosi svolta e completata la procedura di gara nel mese di agosto 2021, qualche preoccupazione è lecito che si ingeneri, Vista la diversa fase economica che stiamo attraversando. Non conosciamo minimamente quale sia l'interlocuzione e se vi siano difficoltà con la società Poggi alla quale i lavori sono stati affidati. Per contro, in virtù di informazioni poi confermate da atti amministrativi richiesti ed ottenuti il 28 aprile 2022, in concomitanza dei lavori del Consiglio Nazionale, si apprende che il Presidente Nazionale, come ha tentato di giustificare coram populo senza contraddittorio, lo scorso 29 aprile e nella trasmissione radiofonica del 25 maggio "Chiedi al Presidente", senza mai minimamente accennare in Direzione Nazionale, ha deciso di locare personalmente un bilocale in via della Vite, nei pressi della sede di via Borgognona, mantenendo l'ambiente che storicamente nella nostra sede viene destinato al Presidente Nazionale medesimo. L'Unione rimborsa al Presidente una cifra ragguardevole, rintracciabile nelle specifiche delle missioni.

6) La questione "via Belsiana": si pensi che, richiamando il precedente punto, il costo al netto del bilocale di via della Vite, è superiore a quanto l'Unione riceve al netto dall'aver locato 250 mq nelle stesse vicinanze della nostra sede, in via Belsiana, dove, per capirci, sono a disposizione 6 stanze con bagno oggi in grado di rendere cifre che preferiamo non calcolare. Perché mai nello stesso mese di giugno 2021 vengono compiute quasi in concomitanza le due operazioni, in previsione di lavori mai iniziati, non è dato comprenderlo.

Ancor meno è dato comprendere perché mai non potevano essere disponibili 6 ottime stanze nei pressi di via Borgognona per consentire ad altri dirigenti, Presidente Nazionale incluso, di utilizzarle, dati i costi stellari romani e, addirittura, tante volte, l'impossibilità di prenotare stanze in Roma. Come poi la nostra proprietà in Via Belsiana sia stata attribuita, lascia parecchio a desiderare.

7) Gestione I.RI.FO.R.: anche in questo caso, come documentalmente dimostrabile, siamo sempre alle prese con un principio gestionale discutibilissimo, che richiama le consuete "prerogative presidenziali". Infatti, circa da dicembre 2021, il Presidente Nazionale che per Statuto presiede l'I.RI.FO.R., in assoluta violazione del Regolamento dell'I.RI.FO.R., imponendo un suo ordine e dichiarando avrebbe poi fatto modificare il Regolamento, delibera distinti autorizzative e fa eseguire pagamenti senza la ratifica prevista del Direttore Generale, bensì attribuendo a se stesso e al Vice Presidente il potere di firma e di controllo.

Qui, nuovamente si affaccia la commistione dei ruoli, in quanto il Vice Presidente è solo un sostituto politico del Presidente, non un funzionario a cui sono attribuibili controlli amministrativi sull'operato del Presidente. Gravissimi sono tali commistioni per le conseguenze che potrebbero scaturirne, data l'allegra discrezionalità gestionale.

Queste descritte situazioni si aggiungono a rilievi di natura politica, sempre riconducibili ad una concezione molto pervasiva dei poteri di quelle che il Presidente Nazionale non si fa scrupolo di denominare con espressione non statutaria, "le cariche della Presidenza Nazionale", riferendosi, con ciò, all'esistenza di un potere de facto operante continuamente e riservato al Presidente Nazionale e alla Vice Presidente Nazionale, riuniti in seduta permanente. Che da tale situazione discendano le storture evidenziate, pare conseguenza inevitabile a cui il Presidente Nazionale, in vario modo avvertito e richiamato, non intende porre rimedio.

Una situazione particolare fu rappresentata dal primo manifestarsi di una resistenza civile alle scelte e allo stile di governo associativo di Mario Barbuto.

Nel novembre 2021, si giunse in Consiglio Nazionale ad approvare il Regolamento Generale e, non si sa come, casualmente ci si accorse di patenti violazioni dei diritti di elettorato attivo e passivo precisati nell'art. 3 del nostro Statuto Sociale.

Ma, pur ripetutamente e inutilmente avvertito dell'errore, il Presidente procede a testa bassa, incurante di eventuali ricorsi, sicuramente vincenti, alle competenti autorità.

Senza inoltrarci, trattasi dell'inserimento di restrizioni dei diritti elettorali all'interno dell'art. 23, comma 17, del Regolamento che sul nostro sito, ancora pochi giorni fa, manteneva una versione del Regolamento che prevedeva per i soli delegati al Congresso il Diritto di candidarsi alla carica di Presidente Nazionale e di Consigliere Nazionale.

Questo e tanto altro, soprattutto l'atmosfera sgradevole che ormai ci circonda, la quasi irrespirabilità dell'aria per i nostri dipendenti - comico ed offensivo sarebbe chiederne conferma - ci porta a non avere più fiducia nel Presidente Barbuto, il quale aveva tutti i mezzi, la preparazione ed il sostegno per guidare il sodalizio, purtroppo incamminatosi su un percorso non riconoscibile nella nostra tavola dei valori democratici fondati sul Diritto fissato nel nostro Statuto.

Quale credibilità può mantenere un Presidente che, mettendo da parte la controversia associativa ed elettorale, al suo sfortunato rientro, dopo essersi impegnato a non rientrare in sella come nulla fosse accaduto, invece di trovare il modo di ricucire il gravissimo strappo, decide di usare l'arma della vendetta: querele, cadute di stile in trasmissioni radiofoniche, tentativo di forzare la mano per convocare un Congresso straordinario e da ultimo, non sappiamo che altro attenderci, estromettere il Direttore Romano.

Non era questo l'accordo che ci aveva visto uniti, non era questo il patto di amicizia politica che ci doveva contraddistinguere.

Purtroppo, il filo che avevamo intrecciato si è logorato.

Serve girare pagina prima possibile, e c'è solo da sperare che non sia troppo tardi, per recuperare la strada della gestione collegiale, lo slancio e l'attenzione verso i più giovani e i più indifesi, verso gli ultimi tra gli ultimi che sperano in noi e che non possono essere quasi sempre traditi dalle nostre promesse logorate dagli angusti interessi di piccolo cabotaggio.

Carissimi Consiglieri Nazionali, abbiamo tutti, indipendentemente dalle nostre sensibilità, una responsabilità di non poco conto. Armiamoci di quel coraggio che non ci è mai storicamente venuto meno.

Ci sono sempre buone ragioni e sempre ce ne saranno per rimandare e rimandare le nostre decisioni. Più le rimandiamo e le rimuoviamo, più l'involuzione associativa diventa patologicamente irrecuperabile. La nostra collettività ha risorse di uomini e Donne inimmaginabili che devono essere valorizzate; questo è il nostro vero capitale prezioso da mettere in campo e da rendere protagonista di una ossigenazione che rivitalizzi tutti gli organi dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

A noi la responsabilità di esprimerci, di dare il nostro parere, consapevoli delle eventuali conseguenze, in primis per la vita associativa, nonché per eventuali risvolti che potrebbero personalmente coinvolgerci a rispondere in altre sedi, visti i ruoli che certo ci onorano, ma che comportano responsabilità ed oneri di non poco conto.

Non si potrà certo credere che tanti tra noi, improvvisamente, abbiano deciso un cammino così irto di ostacoli, di proporre la sfiducia al Presidente nazionale Barbuto, a cuor leggero.

C'è un tempo per la riflessione, il confronto.

Arriva il momento di assumersi la responsabilità di decidere.

Il futuro darà il suo responso.

Al Presidente Barbuto un appello:

lasci che l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti si rassereni e ritrovi l'unità e di ciò gli sarà dato onore e merito.

I Consiglieri Nazionali proponenti la Mozione di sfiducia a Mario Barbuto, Presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

Firmato dai sottostanti consiglieri e/o presidenti regionali:

Calisi Chiara

Callegaro Roberto

Calò Valter

Cola Claudio

Colantonio Gabriele

Corradetti Adoriano

Esposito Nunziante

Fornaro Giuseppe

Lacorte Paolo

Lapietra Giuseppe

Palummo Annamaria

Pulcini Alina

Sbianchi Francesca

Testa Pietro

Vivaldi Arturo

Zoccano Vincenzo

Difesa

Alle consigliere e ai consiglieri nazionali U.I.C.I.

Oggetto: alcune osservazioni e controdeduzioni alla mozione di sfiducia

Signore Consigliere e signori Consiglieri,

nonostante i tempi molto ristretti, proverò a Scrivere alcune brevi osservazioni in relazione alla mozione in oggetto, al fine di offrire qualche doveroso chiarimento, utile alla decisione circa la sua eventuale approvazione.

Qualcuno rintraccia una calcolata malizia dei presentatori, quando annunciano una mozione di sfiducia ben una settimana prima, sabato 19 novembre, chiedendone la formale iscrizione all’ordine del giorno, ma depositando il testo, invece, soltanto alle ore 8.30 di oggi, venerdì 25.

Sorge il dubbio che, ove questa Presidenza non avesse indicato un termine di scadenza per il deposito della mozione nelle ore 9.00 del 25, forse il testo sarebbe stato conosciuto e illustrato soltanto nel corso dei lavori consiliari, in tal modo rendendo difficile rispondere nel merito.

In proposito, infatti, mi limiterò a risposte generali, riservandomi tuttavia di documentare quanto affermerò con atti, documenti, protocolli, deliberazioni e ogni altro elemento oggettivo necessario. Data l’urgenza, qui scrivo soltanto di testa, con tutto quanto riposa ancora nella mia memoria.

Non svolgerò valutazioni politico-associative circa le ragioni e le conseguenze di una simile mozione, riservandomi di farlo, sia pure nei pochi minuti a disposizione, domani nel corso dei lavori del Consiglio.

Qui darò soltanto conto delle affermazioni contenute nella mozione che assumono carattere amministrativo e contabile, ripeto, sempre pronto a documentarle in modo adeguato e completo.

Si legge nella mozione:

In quella data Barbuto, oltre ad alcune nomine in quel momento non controverse, propose di destinare € 400.000 dei quasi 500.000, residuali per le iniziative del centenario, alla Helen Keller, ente presieduto dalla Vice Presidente Nazionale Linda Legname, di cui anche Mario Barbuto era ed è amministratore. Si deve precisare che la precedente Direzione Nazionale aveva già disposto un prestito di € 250.000 che si apprese in Direzione il 27 gennaio 2022 essere stato restituito, ovviamente, grazie all'elargizione indicata.

Insomma, visto che mi devi restituire € 250.000, te ne concedo 400.000 perché tu possa onorare e restituire il prestito.

Controdeduzione:

La data indicata è il 10 dicembre, giorno di insediamento della Direzione.

L’assegnazione riguarda la suddivisione del contributo straordinario di un milione ricevuto dall’Unione con legge di bilancio a valere sull’anno 2020, con tre specifiche destinazioni indicate nel testo stesso della legge

a) Promozione e diffusione del sistema Braille

b) Promozione e diffusione delle tecnologie assistive

c) Promozione e sostegno della pratica e della cultura del cane guida.

La Direzione nazionale (e non Barbuto) suddivise di conseguenza il contributo in parti uguali, destinandolo a Club Italiano del Braille, INVAT, Centro Helen Keller, polo nazionale dell’autonomia dell’Unione Italiana Ciechi e ipovedenti.

Il prestito pregresso, fino a un massimo di 250 mila Euro, per altro mai utilizzato per intero, fu concesso al Centro dalla Direzione nazionale (e non da Barbuto) l’8 maggio 2019 per supportare il salvataggio di quella istituzione da una situazione disastrosa ed è stato restituito entro il novembre 2020, secondo le condizioni poste dalla deliberazione di concessione. La riunione della Direzione si tenne in Sicilia, come tradizione in presenza dei quadri dirigenti regionali i quali chiesero unanimemente l’intervento della nostra sede nazionale. Da lì il senso della nomina di Barbuto nel CdA del Keller, proprio a garanzia del prestito effettuato.

Si legge nella mozione:

Febbraio 2021: si delinea il modo congegnato per stabilire i rapporti con gli organi regionali e territoriali. Con la motivazione di evitare un sistema troppo personale nell'affidare due, tre regioni ad un componente della Direzione, si progetta un sistema teoricamente più flessibile, ma praticamente volto ad attribuire alla Vice Presidente Legname e al componente di Direzione Massa l'esclusiva di rappresentare il Presidente Nazionale come dirigenti di sua pressoché totale fiducia, tagliando fuori scientemente l'equanime responsabilità di alcuni componenti della Direzione Nazionale.

Controdeduzione:

sono in grado di elencare lettere di delega, per altro depositate agli atti della segreteria, dalle quali si evince come i componenti della Direzione Legname, Massa, Attini, Corradetti, Girardi, Minerva, Quatraro, poi Leporini abbiano avuto incarico di rappresentanza, più o meno in uguale proporzione.

Il componente Lapietra, nei primi mesi incaricato con proporzionale regolarità analogamente agli altri componenti, ha cessato progressivamente di ricevere delega da questo Presidente, poiché il suo agire corrispondeva sempre meno a quel rapporto di fiducia necessario per poter rappresentare ed essere rappresentati.

Superfluo richiamare l’attenzione delle consigliere e dei consiglieri sul fatto che la presenza alle riunioni degli Organi associativi, come recitano Statuto e Regolamento, è prerogativa esclusiva del Presidente o di un suo delegato. Essa appartiene quindi alla discrezionalità della carica di Presidente.

La costituzione dei team intendeva raggiungere almeno due scopi:

a) Ridurre, nonostante tutto, la discrezionalità del Presidente

b) Consentire a tutti i componenti della Direzione una conoscenza ampia e non circoscritta della situazione associativa sull’intero territorio nazionale.

Si legge nella mozione:

Risvolti inaccettabili si riscontrano allorché il Presidente Barbuto, nel proporre la responsabilità di coordinare il settore istruzione, formazione e disabilità aggiuntive, nonostante la presenza in Direzione e Consiglio Nazionale di esperti docenti di lunga esperienza e di robusto impegno nel settore, ritenne di affidare l'incarico alla Vice Presidente Legname. Nello stesso periodo, accadde anche che, all'insaputa della Direzione Nazionale, mai informata in merito, il Presidente Barbuto, anche in rappresentanza dell'I.RI.FO.R., ugualmente non informandone il Consiglio di Amministrazione, concorda col prof. Piscitelli, Presidente della Biblioteca Italiana per Ciechi Regina Margherita e con il Presidente Masto della Federazione Nazionale delle Istituzioni Prociechi, l'istituzione della funzione di Direzione dei Centri di Consulenza tiflodidattica, con incarico retribuito affidato alla Vice Presidente Linda Legname.

Controdeduzione:

L’incarico di coordinamento delle commissioni o Gruppi di Lavoro riveste carattere squisitamente politico e non tecnico. Affidarlo alla Vice Presidente, come ebbe a far notare nella riunione di Direzione che lo conferì, il componente Antonio Quatraro, aveva anche un valore altamente rappresentativo di un impegno associativo sul tema proprio ai massimi livelli.

Aggiungo, per altro, che la Vice Presidente Legname, assolveva già questo incarico da alcuni anni, avendo acquisito esperienza e conoscenza soprattutto nei rapporti ministeriali, tanto che, perfino la FAND le ha conferito la funzione di coordinamento del proprio gruppo Scuola e Istruzione.

L’asserita presenza di esperienze alternative in seno alla Direzione, vorrebbe riferirsi forse al prof.Lapietra? Certamente ottimo insegnante, ma mai certificato o messo alla prova nella funzione tecnica di tiflologo o insegnante di sostegno, diversamente dalla Legname. E comunque, il prof.Lapietra è componente permanente del tavolo paritetico di confronto con il ministero dell’istruzione e, in rappresentanza di questa presidenza ha preso parte a diversi e numerosi eventi pubblici nazionali sul tema.

Pur nel ribadire come la natura di quel tipo di incarichi debba rivestire carattere politico e non tecnico, confermo il massimo rispetto e l’attenzione riservati ai nostri dirigenti e alle loro competenze che abbiamo sempre cercato di valorizzare al massimo , sebbene a volte proprio l’inesperienza di alcuni tra noi ha condotto a risultati deludenti, come nel caso degli esami di tiflologia in Molise, dove la nostra Chiara Calisi è stata praticamente emarginata e ridotta al silenzio, privando l’Unione di ruolo e rappresentanza.

Il coordinamento dei Centri di consulenza Tiflodidattica tra BIC, Prociechi, UICI e Irifor è stato istituito fin dal gennaio 2019 e nel gennaio 2021 si è avuto, sempre per decisioni e deliberazioni pregresse, la trasformazione del coordinamento stesso in vera e propria Direzione.

Sempre quel 10 dicembre 2020, in sede di insediamento, la Direzione nazionale ha rilasciato autorizzazione a tutti i propri componenti a svolgere funzioni di libera Professione, come previsto dallo Statuto.

Si legge nella mozione:

Ha dell'inverosimile quanto possiamo ricostruire a proposito di una vicenda definibile come "Caso Romano", provvisoriamente conclusasi con l'estromissione/sospensione/revoca, appunto, del Direttore Romano. Il Consiglio Nazionale dovrà discuterne, data l'incardinazione in proposito del Ricorso Gerarchico e, ottenute le controdeduzioni dalla Direzione, adottare i provvedimenti opportuni per rispondere al ricorso presentato dai due componenti della Direzione Nazionale, Corradetti Adoriano e Lapietra Giuseppe.

Al momento è sufficiente far conoscere ai Consiglieri Nazionali che, in occasione della nomina del Direttore Generale Romano, come si evince nella delibera n. 24 dell'aprile 2021, nell'atto stesso di nomina si attribuiscono deleghe alla Vice Presidente Legname relative a funzioni che finiranno col sovrapporsi e sostituire i compiti del Direttore Generale.

Possiamo oggi affermare senza tema di smentita che vi fu un intenzionale progetto che, con la giusta necessità di rappresentare la politica della nostra Direzione nei rapporti con il personale, ha mirato principalmente quasi a tagliar fuori il Direttore Generale dalle funzioni apicali sempre svolte.

Non par vero, ma questo si verifica: si decide di retribuire un funzionario al quale non viene consentito di svolgere il suo Lavoro.

Già gravissimo ciò per i risvolti amministrativi addebitabili al Presidente e alla Direzione Nazionale, ugualmente molto dannoso per come si è attuato, col venir meno della distinzione tra ruoli politici e attività svolte dai funzionari apicali.

Controdeduzione:

L’ufficio centrale per le risorse umane nacque nel dicembre 2015 in via sperimentale per un anno e ne fu affidata la conduzione a Salvatore Romano, senza richiesta di curriculum, senza certificazione di esperienze e con deliberazione a voto palese.

Nel tempo, quell’ufficio e quell’incarico hanno beneficiato di proroghe che, tuttavia, non ne hanno mai alterato l’originaria modalità di costituzione, né gli obiettivi, tutti ricostruibili nelle varie deliberazioni adottate dalla Direzione.

Mai sono state messe in dubbio le prerogative del segretario generale in materia di gestione del personale, se non dallo stesso Romano, il quale, più di una volta, ha compiuto “invasioni di campo” nei suoi confronti con atti e azioni riguardanti il personale nel suo complesso, nonché singoli dipendenti, senza averne titolo alcuno e mettendo forse l’Unione a rischio di essere chiamata in giudizio. Non dimentichiamo, inoltre, tutte le omissioni documentali di Romano, quali le relazioni trimestrali di risultato e di programmazione, ben esposte nelle deliberazioni di incarico e da lui mai osservate.

Nel 2021, come la deliberazione della Direzione esprime chiaramente, si richiama la necessità di un riordino organizzativo dell’intero apparato, spesso sofferente negli anni precedenti, avvalendosi anche del contributo di tutti i componenti della Direzione e con il coordinamento della Vice Presidente la quale ha ricevuto delega a occuparsi del settore dal Presidente, nell’ambito di quella necessaria ripartizione di compiti insita nel Lavoro quotidiano di una presidenza nazionale e non già in sovrapposizione o siostituzione del direttore o di altri.

Superfluo ricordare come detta situazione si sia presentata già in passato e con altri protagonisti, senza che questo tolga o riduca prerogative specifiche del segretario generale il quale, solo e unico, provvede a sottoscrivere qualsiasi atto riguardante la materia in termini di gestione.

Circa l’esclusione del direttore Romano, in realtà, spesso è avvenuto il contrario, tanto che io stesso, in varie occasioni, ho invitato il direttore a collaborare di più, anche in presenza della Vice Presidente e del gruppo organizzativo costituito dal segretario generale e dai capi servizio, oltre che dal personale di segreteria.

Il direttore ha sempre preso parte in questi mesi a ogni momento organizzativo dell’Unione, nonché a ogni incontro sindacale, mentre spesso non rispondeva alle email del personale sui singoli quesiti, costringendo il sottoscritto, come responsabile apicale dell’intera attività della sede, a richiedere alla Vice presidente di occuparsene.

Quanto a sentire il personale, mentre raccomando vivamente di non coinvolgere le singole persone, mettendole solo in difficoltà., potrei riportare, e non lo faccio per carità di patria, le dichiarazioni di Romano con vari dipendenti, lesive in modo grave della figura e della persona di Presidente e Vice Presidente.

Si legge nella mozione:

Lavori di ristrutturazione della nostra Sede Nazionale: diciamo che la fretta nell'adozione di alcune decisioni, la non condivisione sistematica di tutte le fasi di tale importantissimo impegno, il dover sempre con le pinze tirar fuori notizie, quasi che risulti disturbante la gestione collegiale dell'intricata situazione, non ci rasserena, anche perché sono ormai trascorsi 18 mesi dalle decisioni della Direzione Nazionale e, verosimilmente, con i permessi non ancora completamente ottenuti, pur essendosi svolta e completata la procedura di gara nel mese di agosto 2021, qualche preoccupazione è lecito che si ingeneri, Vista la diversa fase economica che stiamo attraversando. Non conosciamo minimamente quale sia l'interlocuzione e se vi siano difficoltà con la società Poggi alla quale i lavori sono stati affidati. Per contro, in virtù di informazioni poi confermate da atti amministrativi richiesti ed ottenuti il 28 aprile 2022, in concomitanza dei lavori del Consiglio Nazionale, si apprende che il Presidente Nazionale, come ha tentato di giustificare coram populo senza contraddittorio, lo scorso 29 aprile e nella trasmissione radiofonica del 25 maggio "Chiedi al Presidente", senza mai minimamente accennare in Direzione Nazionale, ha deciso di locare personalmente un bilocale in via della Vite, nei pressi della sede di via Borgognona, mantenendo l'ambiente che storicamente nella nostra sede viene destinato al Presidente Nazionale medesimo. L'Unione rimborsa al Presidente una cifra ragguardevole, rintracciabile nelle specifiche delle missioni.

Controdeduzione:

Parlare di fretta a proposito dei lavori di messa in sicurezza e ristrutturazione della sede di via Borgognona, se non fosse cosa della massima serietà e preoccupazione, gioverebbe a suscitare una sonora risata.

Qualcuno dei veterani, infatti, forse ricorda ancora come questo tema e le necessità che ne derivano è già all’attenzione della dirigenza nazionale addirittura fin dal 2010.

A nessuno, der resto, saranno sfuggite le condizioni precarie dei pavimenti e solai della sede, degli impianti elettrici, termici e idraulici, per non menzionare altro.

Eppure abbiamo atteso lo svolgimento di un congresso, il consolidarsi delle risorse finanziarie necessarie, l’insediamento della Direzione per dare corso al processo. Fin da Febbraio 2021 ho richiesto ai tecnici storici dell’Unione uno studio preliminare di fattibilità, del quale, nel mese di maggio, ho dato conto in Direzione con la fornitura di tutta la documentazione. Nel mese di luglio, sempre in Direzione, allora a Trieste, ho sottoposto ai componenti il capitolato per effettuare la gara che si è tenuta regolarmente il 31 agosto. Capitolato approvato all’unanimità, Non solo, nei primi di settembre, convocato un ampio incontro informale di due giorni con i componenti della Direzione, abbiamo potuto esaminare in lungo e in largo, in ogni dettaglio, la proposta elaborata dai tecnici, utilizzando addirittura mappe tattili e in rilievo, appositamente prodotte allo scopo di porre ciascun componente nelle condizioni più idonee a verificare, analizzare, comprendere.

In quella sede, per accordo unanime, fu confermata ogni azione relativa al progetto.

Cominciò dunque l’iter tormentato delle autorizzazioni che, francamente, si contava di poter avere in tempi molto, molto più celeri. Ma tant’è! Questi i tempi di sovrintendenza ai beni artistici e comune di Roma. Infatti, soltanto oggi, anzi ieri, 23 novembre 2022, il nostro architetto ha potuto presentare la SCIA che ci autorizzerebbe, finalmente, a dare inizio ai lavori a partire dal prossimo 23 gennaio.

Nessun problema con la ditta Poggi che si è aggiudicata la gara del 31 agosto, salva la richiesta di revisione prezzi, alla luce della situazione nazionale e internazionale presente. Opporremo ogni resistenza a tale richiesta, ma chi ritiene che essa possa essere considerata solo infondata o strumentale, credo viva in un altro mondo.

Sul tema bilocale in via della Vite, preferisco svolgere una unica trattazione nel capitolo successivo.

Si legge nella mozione:

In concomitanza dei lavori del Consiglio Nazionale, si apprende che il Presidente Nazionale, come ha tentato di giustificare coram populo senza contraddittorio, lo scorso 29 aprile e nella trasmissione radiofonica del 25 maggio "Chiedi al Presidente", senza mai minimamente accennare in Direzione Nazionale, ha deciso di locare personalmente un bilocale in via della Vite, nei pressi della sede di via Borgognona, mantenendo l'ambiente che storicamente nella nostra sede viene destinato al Presidente Nazionale medesimo. L'Unione rimborsa al Presidente una cifra ragguardevole, rintracciabile nelle specifiche delle missioni.

La questione "via Belsiana": si pensi che, richiamando il precedente punto, il costo al netto del bilocale di via della Vite, è superiore a quanto l'Unione riceve al netto dall'aver locato 250 mq nelle stesse vicinanze della nostra sede, in via Belsiana, dove, per capirci, sono a disposizione 6 stanze con bagno oggi in grado di rendere cifre che preferiamo non calcolare. Perché mai nello stesso mese di giugno 2021 vengono compiute quasi in concomitanza le due operazioni, in previsione di lavori mai iniziati, non è dato comprenderlo.

Ancor meno è dato comprendere perché mai non potevano essere disponibili 6 ottime stanze nei pressi di via Borgognona per consentire ad altri dirigenti, Presidente Nazionale incluso, di utilizzarle, dati i costi stellari romani e, addirittura, tante volte, l'impossibilità di prenotare stanze in Roma. Come poi la nostra proprietà in Via Belsiana sia stata attribuita, lascia parecchio a desiderare.

Controdeduzione:

Mario Barbuto ha affittato un bilocale sito in via della Vite da luglio 2021. Detto locale ha un costo mensile di affitto di 1.100 Euro ed è nella disponibilità del Presidente e della Vice Presidentequando si trovano a Roma.

La DiRezione nazionale ha riconosciuto a ciascun componente, senza distinzione di ruoli, carichi e responsabilità, la somma giornaliera massima di 200 Euro nel caso di permanenza a Roma per far fronte ai costi di vitto e alloggio, non specificando, per altro, che detti costi debbano essere rendicontati esclusivamente mediante documenti contabili emessi da Hotels e/o ristoranti.

Or bene, un semplice calcolo ci direbbe che il Presidente e la Vice Presidente, presenti a Roma per una media di quattro giorni la settimana, potrebbero richiedere il rimborso di una somma globale di 1.600 Euro settimanali che, moltiplicati per quattro settimane, darebbero un totale di 6.400 Euro mensili.

Il rimborso mensile di Presidente e Vice Presidente, sommati insieme, includendo l’importo dell’affitto di via della Vite, si aggira al massimo intorno ai duemila Euro.

Facile dunque fare il calcolo della differenza tra i 6.400 Euro prevedibili secondo il regime di rimborso Hotel e ristorante giornaliero fino a duecento Euro e l’onere che deriva da via della Vite e dintorni, al massimo quantificabile in 2.000 Euro/mese.

Insomma, circa 4.000 Euro e oltre al mese che l’Unione non spende per assicurare la presenza in sede di Presidente e Vice Presidente.

Abbiamo detto che l’affitto di via della Vite ammonta a 1.100 Euro/mese, cioè 13.200 Euro l’anno.

Del tutto falso, quindi, che sia superiore all’affitto della nostra proprietà in via Belsiana la quale è partita con un affitto di 15.000 Euro annui più 10.000 Euro di sponsorizzazione Premio Braille 2021, ma andrà ad aumentare anno dopo anno, fino a prevedere, a partire dal 2026, una vera e propria conpartecipazione dell’Unione agli utili di gestione.

Quanto alle modalità di assegnazione, per altro deliberata all’unanimità dalla Direzione, l’esperienza precedente ci aveva insegnato due cose:

a) Questo presidente è andato a processo penale personale per attentato alla incolumità pubblica, a causa di lavori abusivi eseguiti nell’immobile dagli allora gestori

b) L’Unione deve riscuotere, e ho la ragionevole certezza che non riscuoterà mai, circa 40 mila Euro di affitti non pagati, sempre dal precedente gestore.

La Direzione, all’unanimità, ha scelto persona di provata affidabilità personale e commerciale, da parecchi anni socio onorario della nostra Associazione.

Gestire direttamente come Unione un complesso così importante, intanto avrebbe comportato spesso il permanere di camere vuote e inutilizzate, soprattutto nei fine settimana, nei giorni e nelle settimane di festa e quando non c’erano sei dirigenti UICI a Roma contemporaneamente. In secondo luogo avrebbe comportato una vera e propria organizzazione alberghiera e/o semi alberghiera che non rientra nella nostra missione e nemmeno nelle nostre capacità organizzative: pulizie regolari, cambio di biancheria, manutenzione dell’immobile, degli arredi, impianti, ecc…, sarebbero stati all’ordine del giorno tra le nostre incombenze d’ufficio.

E’ stato proprio questo presidente, infatti, in relazione a un’altra situazione comparabile, via del Tritone, a promuovere il rientro degli uffici Irifor e di una stanza di comodo dell’allora centro tiflotecnico in sede in via Borgognona, rendendo libero un ampio immobile su tre piani che da qualche anno l’Unione affitta a un altro affittacamere e dal quale ricava oltre 40 mila Euro l’anno.

Si legge nella mozione:

Gestione I.RI.FO.R.: anche in questo caso, come documentalmente dimostrabile, siamo sempre alle prese con un principio gestionale discutibilissimo, che richiama le consuete "prerogative presidenziali". Infatti, circa da dicembre 2021, il Presidente Nazionale che per Statuto presiede l'I.RI.FO.R., in assoluta violazione del Regolamento dell'I.RI.FO.R., imponendo un suo ordine e dichiarando avrebbe poi fatto modificare il Regolamento, delibera distinti autorizzative e fa eseguire pagamenti senza la ratifica prevista del Direttore Generale, bensì attribuendo a se stesso e al Vice Presidente il potere di firma e di controllo.

Qui, nuovamente si affaccia la commistione dei ruoli, in quanto il Vice Presidente è solo un sostituto politico del Presidente, non un funzionario a cui sono attribuibili controlli amministrativi sull'operato del Presidente. Gravissimi sono tali commistioni per le conseguenze che potrebbero scaturirne, data l'allegra discrezionalità gestionale.

Queste descritte situazioni si aggiungono a rilievi di natura politica, sempre riconducibili ad una concezione molto pervasiva dei poteri di quelle che il Presidente Nazionale non si fa scrupolo di denominare con espressione non statutaria, "le cariche della Presidenza Nazionale", riferendosi, con ciò, all'esistenza di un potere de facto operante continuamente e riservato al Presidente Nazionale e alla Vice Presidente Nazionale, riuniti in seduta permanente. Che da tale situazione discendano le storture evidenziate, pare conseguenza inevitabile a cui il Presidente Nazionale, in vario modo avvertito e richiamato, non intende porre rimedio.

Controdeduzione:

Il vice Presidente dell’Irifor, storicamente, più o meno da quando l’Istituto esiste, ha sempre svolto compiti operativi, tanto che, in passato, vigeva addirittura la pratica del conferimento formale della delega di funzioni e poteri presidenziali al vice presidente, così che il Presidente finiva addirittura per non prendere parte nemmeno alle sedute del CdAN.

Dunque intendere il Vice presidente come mero sostituto politico, nel caso di specie, non corrisponde alla realtà dei fatti.

Sempre nel caso di specie, nella prospettiva di dover attribuire al direttore ruoli e funzioni, cosa che non era ancora stata attuata, nel quadro di una più complessiva riorganizzazione delle risorse umane dispòonibili, per altro alla quale il direttore non si è mai peritato di contribuire con una sua proposta che sarebbe stato invece doveroso formulare, il Presidente, con deliberazione formale e non già con proprio ordine, come affermato, trasferiva il potere di firma a una figura riconosciuta e formalizzata quale il Vice Presidente, assumendosi inoltre l’onere di partecipare direttamente al processo autorizzativo, in difformità con quanto avvenuto almeno nei cinque anni precedenti.

Sotto il profilo regolamentare la norma non è stata modificata nel primo CdAN utile perché vi era un impegno di tutti a operare modifiche regolamentari più complessive che, nei mesi trascorsi, non sono state ancora affrontate e attuate.

Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che l’Irifor prevede nel proprio organico la figura del direttore amministrativo, il quale promuove il processi autorizzativi e vigila su di essi, con competenze, attribuzioni e prerogative ben più specifiche e superiori a quanto avrebbe potuto offrire il direttore Romano.

Tre soggetti ben diversi, preposti alla vigilanza dei processi contabili, pertanto, parevano e paiono di ampia e assoluta garanzia per la regolarità dei pagamenti effettuati, tutti proposti appunto dal direttore amministrativo dell’Istituto.

Infine, pare davvero ardito, come tenta di fare la mozione,pretendere che non siano espressione statutaria le cariche di presidente e vice presidente, le quali sovente, per praticità e chiarezza sono riassumibili entro unica definizione di Presidenza. Basterebbe in proposito, ricordare che vigeva fino al 2020 l’Organo statutario dell’ufficio di presidenza, costituito da Presidente, vice presidente e consigliere delegato.

Fine delle annotazioni.