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Biblos, il software per la scuola e l'università

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Limoni e Agrumi non trattati, direttamente dal coltivatore al consumatore. Il Giardino dei Limoni, la garanzia di mangiare agrumi sani e naturali, dalla buccia al succo, fatti crescere con la terra, l'aria e il sole della Sicilia.

Chi sono

Giuseppe seduto alla scrivania (24 febbraio 2013).

Mi chiamo Giuseppe Di Grande e sono nato nel 1973. Abito ad Avola (Siracusa) e ho un diploma in Scienze sociali. Amo i computer e la programmazione. Ho un'esperienza più che trentennale con l'informatica e lo sviluppo di software. Nel 1985 ho iniziato a utilizzare il mio primo home computer. Ho lavorato come grafico pubblicitario in una televisione privata e ho avuto diverse esperienze lavorative. Oggi la programmazione è la mia professione ed è lo strumento per esprimere tutta la mia creatività.
Sono un visionario, anche se sono o grazie al fatto che sono cieco. Mi occupo tecnicamente di braille, di accessibilità e usabilità. Ho una particolare predisposizione alla risoluzione dei problemi e al pensiero computazionale. Penso che un professionista che si rispetti debba mettere al primo posto l'etica. Mi interesso ai social network e alla comunicazione. Seguo le innovazioni e le nuove tecnologie. Leggo tanti libri, tanto da collaborare con un piccolo editore. Adoro cucinare e fare il pane; dal 2013 ho anche adottato un'alimentazione vegana. Sono sensibile alle ingiustizie, sostengo fermamente che l'ambiente sia il primo essere naturale da rispettare. Sono moderatamente antipatico, esageratamente curioso e ho parecchio intuito. Inoltre credo di avere a fianco uno spirito guida con uno spiccato senso dell'umorismo.
Preferisco di gran lunga pensare e agire, piuttosto che parlare o esprimermi in pubblico. Sono consapevole che comunicare è un'arte, ma so anche che per comunicare bene chiunque ha bisogno di preparazione e studio. Questo sito e i miei software costituiscono un saggio di ciò che so fare (in special modo Biblos). Di seguito il racconto coi punti salienti della mia crescita informatica.
Per proposte lavorative o di collaborazione si può utilizzare la pagina Contatti.

Gli esordi con Commodore 64

Era il 1985 e avevo 12 anni. Il 14 dicembre i miei genitori mi comprarono il mio primo home computer: il Commodore 64. Era il giocattolo, per loro; per me fu la fine dell'infanzia e l'inizio del mio amore per l'informatica.
In quegli anni per il C64 imparavo il Linguaggio Basic e il Linguaggio Macchina. Programmavo il suo Microprocessore MOS 6510 a forza di codici numerici. Stranamente per quel computer non ho utilizzato mai l'Assembly.
Insieme alla programmazione facevo anche grafica. Creavo dei software per disegnare caratteri, sprites e fondali, e realizzavo animazioni che popolavano i videogiochi che tentavo di costruire.
Ora non ho intenzione di portare il discorso sulle nostalgiche reminiscenze degli anni che furono, ma allora per trovare informazioni utili si faceva davvero una fatica immane. Soprattutto per me che vivevo ad Avola, un piccolo paese a sud di Siracusa. Internet ancora non esisteva - sia benedetta internet! - quindi sperimentavo da solo e imparavo comprando per corrispondenza manuali da Jackson.
Per me i videogiochi erano delle opere d'arte da osservare, piuttosto che da giocare. Compravo dei videogiochi in cassetta: il primo fu Ghostbusters di Activision. Le nozioni che apprendevo dai libri erano di notevole complessità, ma senza rendermene conto le leggevo e le capivo lo stesso, formando la mia conoscenza e incanalando la mia passione verso la difficile professione di programmatore. Penso che il manuale del C64 fosse una vera opera d'arte, soprattutto per le informazioni tecniche sulle locazioni di memoria che forniva in appendice.
Ricordo che il programma con cui disegnavo i miei sprites - scritto da me - mi consentiva di lavorare anche con 64 sprites contemporaneamente sullo schermo (di base il C64 ne aveva 8). Utilizzavo la tecnica degli interrupts legati al tracciamento raster dello schermo, con un codice scritto per forza di cose in Linguaggio Macchina.
A Genias, una software house bolognese, per far notare le mie capacità inviai due demo, di cui un videogioco completo. Non oso ricordare cosa scrissi nella lettera che li accompagnava. Genias mi rifiutò i due demo, ma mi incoraggiò a continuare. Ero del tutto sprovveduto, perché pensavo di mandare solo un saggio di quel che sapevo fare, e non videogiochi completi. Immaginavo che chi avesse analizzato le mie creazioni si sarebbe soffermato sulle tecniche utilizzate e non sul prodotto finale. Sbagliavo, naturalmente. Ero giovane e avevo degli ideali non proprio allineati alla realtà. Credevo che dai miei demo si notassero le mie capacità, ma avevo sbagliato destinatari perché una software house non era in cerca di talenti, ma di prodotti finiti da distribuire.
Il luogo di residenza non ha certo favorito la mia crescita informatica. È stata davvero dura viaggiare sui circuiti informatici di allora vivendo in un piccolo paese del sud Italia, molto decentrato rispetto ai fermenti informatici di quei tempi. In qualche modo però c'ero dentro, ero completamente immerso e venivo forgiato da tutti gli entusiasmi e le delusioni dell'epoca.

Un computer come Amiga

Credo fosse il 1989 che mi fece conoscere il mio secondo computer: il Commodore Amiga 500. Intanto lavoravo in un negozietto di informatica del mio paese e Amiga fu la naturale continuazione della passione per i computer. Guardavo i PC e non mi sembravano un granché, mentre con Amiga fu amore a prima vista. L'hardware di Amiga era straordinario. Più potente del precedente C64, Amiga fu il passo avanti per la produzione di grafica qualitativamente superiore. Programmavo in Basic (poco a dire la verità), con Amos (qualcosa in più del Basic) e, soprattutto, in Assembly. Il microprocessore di Amiga era un Motorola 68000, praticamente un mito a 32 bit. Utilizzavo anche gli altri chip - Paula, Denise, Gary - che allora rendevano quel computer qualcosa di eccezionale. La grafica questa volta la disegnavo con Deluxe Paint III e IV, un software di grafica 2D. Mentre qualche programma di supporto lo scrissi col suddetto Amos. Tutti i dati poi li innestavo in codice scritto in puro Assembly. Avevo realizzato una bozza di videogioco fantasy, acerbo ma ben fatto. Era un multiparallasse con colori molto gotici. Tecnicamente un parallasse multilinea a 48 livelli per il suolo, dove si muoveva lo sprite del personaggio principale, cinque livelli di parallasse per le nuvole, i colori del cielo sfumati grazie al "Copper" e fondali a tutto schermo che scrollavano grazie al "Blitter".
Mandai un floppy col dimostrativo a The Games Machines, una rivista mensile che recensiva videogiochi, ma il pacchetto mi ritornò indietro perché rimase troppo tempo in giacenza nella loro casella postale.
Nel negozietto nel frattempo riparavo C64, saldando e dissaldando chip. Mi sarebbe piaciuto formare un team di sviluppo che creasse videogiochi, ma l'idea rimase tale. Invece ai personaggi dei videogiochi regalavo vite infinite, modificandone il codice, perché la voglia di scoprire la grafica degli interi videogiochi era troppo forte. In più ai videogiochi modificati aggiungevo delle mie introduzioni, giusto per lasciare un tag di riconoscimento.

Tra Telecamere, RVM e Computer

A un certo punto qualcuno si accorse che sapevo fare grafica, quindi nel 1991 entravo a lavorare per Teleuno Tris, una televisione privata di Siracusa. Quel lavoro era entusiasmante, non tanto per la grafica che disegnavo sempre col Deluxe Paint, ma per il resto della tecnologia che si utilizzava per la post-produzione dei video e degli spot pubblicitari. Infatti dopo qualche mese di rodaggio utilizzavo tutta la tecnologia che mi stava attorno. Mi ricordo come se fosse ieri quando chiesi al mio amico Luigi Bianca - il direttore artistico della televisione - se mi dava un nastro RVM per farmi provare il montaggio dei video. Vedendo che riuscivo a fare anche quello, sotto la sua supervisione iniziai a fare post-produzione di pubblicità. Infatti dopo un po' fu normale vedermi fare grafica insieme al montaggio dei video e degli audio.
Gli anni tra il 1991 e il 1993 furono davvero frenetici e entusiasmanti, l'ambiente televisivo mi consentiva di esprimere al meglio la creatività che mi ribolliva dentro. In quei due anni cominciai anche a imparare a fare il Disc jockey, mixando dischi in vinile con due bellissimi Technics SL1210.
Abbandonai quel lavoro per via delle difficoltà economiche della piccola televisione, a causa delle quali iniziarono a non pagarmi più.

Il PC e il paese delle meraviglie

Alla fine del 1993 ritornai a lavorare nel negozietto di informatica, che nel frattempo aveva cambiato proprietario. Erano proprio i primi giorni in cui il mio amico Enzo Grillo, mio coetaneo, aveva acquisito il negozio ed era in cerca di collaboratori. Certo, non era proprio il massimo ritornare dentro un negozio dopo aver lavorato in una televisione, ma accettai e così iniziò il periodo in cui comprai il mio primo PC.
Era un PC IBM compatibile con processore Intel 486 a 66 Mhz. Amiga però restava sempre nel mio cuore e nelle mie corde. Infatti li utilizzavo entrambi. Penso che sia facile intuire i linguaggi di programmazione che iniziai a utilizzare: Assembly, presente all'appello; Quick Basic, moderatamente; Turbo Pascal, proprio niente male. Chissà perché col Basic io abbia avuto sempre un rapporto freddo, giusto di sufficienza: non è entrato mai nel mio cuore. Col PC ero a contatto con MS-DOS e con l'hardware della macchina. La mia esperienza coi computer Commodore mi consentiva di esplorare i meandri più segreti di quel nuovo computer.
Rivoltato come un calzino, col PC esploravo le potenzialità di quel nuovo processore, che con la sua velocità mi permetteva di testare nuove tecniche per realizzare grafica tridimensionale. Infatti iniziai a scrivere qualche software e a creare alcuni effetti grafici, affascinato da alcune competizioni a livello europeo in cui programmatori, grafici e musicisti si sfidavano a forza di bellissimi Demo.
Continuavo a fare il DJ, accostando ai due Technics l'uso del computer. Qui in paese penso di essere stato il primo a digitalizzare e mixare musica con un computer. Collaborai con alcune radio e nel frattempo entrai a far parte di un gruppo musicale.
Il gruppo faceva musica Rap. Il mio ruolo era abbastanza insolito perché il mio strumento era il computer. Infatti scrivevo in un tracker tutta la musica che non poteva essere suonata con gli strumenti a disposizione della band. Ci chiamavamo Rappubblica e tenemmo anche qualche esibizione in piazza.
A metà del 1995 comprai tele e colori ad olio per provare a dipingere qualcosa. Mi piaceva l'idea di trasferire su tela le creazioni grafiche che realizzavo al computer, anche solo per provare a fare qualcosa che non avevo ancora esplorato.
Alla fine del 1995 e l'inizio del 1996 persi la vista. Era il periodo in cui Microsoft presentava il suo Windows 95, che fu un sistema operativo che fece fare un notevole salto di qualità ai PC.
L'unico rammarico che ho di quegli anni è quello di non essermi mai avvicinato ai computer Apple. Dopo aver letto la storia di Steve Jobs, mi sarebbe piaciuto tanto captare la follia di quel genio creatore e farla mia. Solo ora capisco quanto allora fossi inconsapevole delle mie capacità e quanto mi sarebbe stato utile avere un mentore che avesse saputo canalizzare le mie energie verso obiettivi più adeguati.

È difficile fare grafica al buio

Il buio è la situazione che più si avvicina alla cecità, ma non è proprio la stessa cosa. La cecità è migliore del buio perché ci si abitua alla nuova situazione e i sensi residui si affinano. Per un grafico come me abituarsi alla nuova situazione fu una bella sfida. Le abilità di programmatore non erano state intaccate e la creatività restava tale e quale a prima. Per fortuna che la tecnologia ci mise il suo zampino, anche in questo caso. La grafica però diventò off limits.
A metà del 1996 mi iscrissi all'Unione Italiana Ciechi. Là mi fecero conoscere un nuovo modo di utilizzare un computer: grazie a una sintesi vocale tornai a programmare in Assembly e in Pascal.
Con mio disappunto, mi invogliarono anche a iscrivermi in un corso per centralinisti presso il Movimento Apostolico Ciechi di Siracusa, che mi avrebbe consentito di ottenere l'iscrizione all'albo nazionale e lavorare come centralinista non vedente. Se fossi stato più cosciente avrei rifiutato sin da subito, ma mi si conceda un certo disorientamento che provavo in quel periodo che fu abbastanza difficile.
Nel 1997 in una rivista tifloinformatica di Associazione Disabili Visivi, mi venne pubblicato un software di utilità per la gestione di un CD-Rom e Cd-Audio, che inizialmente avevo programmato per me. Nel contempo scrivevo software di manipolazione audio, data l'inaccessibilità dei software che utilizzavo quando avevo la vista, e facevo esperimenti di sintesi vocale con la mia voce.
I miei software ebbero via via un numero sempre maggiore di utenti. Nella pagina Downloads di questo sito trovate i software per MS-DOS che pubblicai. Invece tutte le altre cartelle con tutti gli altri software piccoli e grandi, in Assembly e in Pascal, le ho ancora qui.
Nel 2000, con l'ausilio di Jaws, uno screen reader, entrai nuovamente in Windows, stavolta da cieco. Già da un anno utilizzavo internet, soprattutto la posta elettronica e i news-groups, ed ero diventato un lettore vorace di libri di narrativa.
In quell'anno ideai e fondai un club letterario per la conversione da cartaceo a digitale e lo scambio di libri digitali di nome Mail Books X-Change. Nel settembre del 2000 pubblicai il mio primo software per Windows: un catalogatore di libri, funzionale al club. Lo programmai in Delphi, uno dei linguaggi che utilizzo tutt'ora.

Pronto che noia

Giuseppe in piedi (24 febbraio 2013).

Con il sistema operativo Windows ricominciò quello studio iniziale necessario a capirne la struttura e il funzionamento. L'esperienza dei sistemi operativi utilizzati e conosciuti in precedenza mi fu molto utile. Sviluppai così piccole cose e con esse accrebbi la mia conoscenza di quel sistema operativo. Trasformare la mia formazione dalla programmazione procedurale a quella ad oggetti non fu troppo difficile.
Nel febbraio 2001 fui assunto come centralinista telefonico presso l'AUSL n.8 di Siracusa, in servizio presso l'ospedale di Avola. Intanto il rapporto con l'Unione Ciechi di Siracusa si diradava. Continuavo a comprare e leggere libri, acquisendoli con uno scanner e correggendoli con un mio editor di testi con funzionalità per la correzione ortografica, che avevo fatto per MS-DOS nel 1998 (Scan Text).
Perché corri tanto Giuseppe? Perché è il tempo che corre veloce e non posso farmi distanziare.
Il lavoro di centralinista era alquanto noioso, con tutto il rispetto per chi lo svolge con soddisfazione. In un certo modo avere uno stipendio che frenava la mia creatività mi disturbava molto, e continua a farlo anche oggi. Chi conosce una Pubblica Amministrazione, e in generale i luoghi di lavoro con personale molto eterogeneo, può immaginare come mi sentissi a sprecare il mio tempo là dentro.
Durò sei anni, e furono i sei anni più inutili della mia vita. Cercavo di proporre anche là le mie capacità, ma a causa della mia cecità non venivo proprio considerato. Le capacità computazionali del mio pensiero mi portavano ad analizzare i problemi che mi si presentavano e a proporre delle soluzioni semplici da adottare, ma quello non era proprio un terreno fertile in cui piantare semi.
Il vostro obiettivo è uno stipendio? Allora una Pubblica Amministrazione è il vostro ambiente ideale. Volete crescere professionalmente? Allora andatevene altrove.
Mi accorgo di non saper lavorare in gruppo, quando il gruppo è quasi privo di iniziativa. A differenza di quando ero in televisione, in cui c'era un gruppo di persone che lavoravano davvero con passione e nonostante le difficoltà tiravano fuori tutto il meglio. A volte mi dicono che so spremere acqua dai sassi, ma mi accorgo che spremerla dalle rape mi viene davvero difficile.
A metà agosto 2007 cessai il mio rapporto lavorativo a tempo indeterminato con quell'ente pubblico, e fu davvero una gran bella liberazione. Diedi le dimissioni, con ampio preavviso, e il mondo ridiventò un posto migliore in cui vivere.
La grafica e i videogiochi mi mancavano - anche oggi ne sento la nostalgia - ma in un certo modo informaticamente crescevo. Nel 2002 aprii questo dominio (DIGRANDE.IT), in cui pubblicai tutti i software che avevo fatto, e quelli che continuavo a fare per Windows.
Nel 2004 pubblicai una versione molto primitiva di Biblos, il software che sarebbe diventato la mia professione. Era un editor di testi simile a Scan Text, il software per MS-DOS, che mi aiutava nella correzione dei libri che continuavo a scandire e leggere. In più sviluppavo altri piccoli software.
Chi pensa che si diventi programmatori in una manciata di mesi o in qualche anno, leggendo un libro di programmazione, è completamente fuori strada. Essere programmatori per prima cosa significa modellare la propria mente a pensare in altri modi e ad avere altre strutture. Sei disposto ad abbandonare il tuo modo di pensare la realtà? È molto difficile da adulto, se non impossibile. La programmazione per prima cosa è arte e di programmatori ce n'è davvero pochi.
Tutto quello che sviluppavo in quegli anni - anche le cose più insignificanti - era funzionale a una cosa: imparare bene tutti i segreti di Windows e padroneggiare alla perfezione la programmazione a oggetti.

Fare il mercante non è il mio mestiere

Giuseppe vicino alla stampante braille (24 febbraio 2013).

Liberatomi di quella palla al piede - il centralino - intensificai lo sviluppo di alcuni software. È davvero impressionante il numero di software che tirai fuori in due mesi: sprizzavo creatività da tutti i neuroni. Poi tornai a concentrarmi su Biblos, e infatti a fine ottobre del 2007 mi venne la brillante idea di... stravolgere il modo di stampare in braille.
Chiesi a un amico cosa ne pensasse dell'idea di aggiungere in Biblos la funzionalità di stampare in braille. Mi rispose che di software per stampare in braille già ce n'erano e avrei perso solo tempo.
Sicuro della mia idea, a fine ottobre 2007 cominciai a sviluppare la stampa in braille di Biblos. Infatti, dopo qualche settimana, Biblos stampava in braille, anche se in modo rudimentale. Però tutta la forza della mia idea era evidente. La stampa in braille di Biblos era così prepotentemente naturale che solo dei ciechi(metaforicamente) potevano ignorarla. Infatti, alcuni ciechi molto quotati liquidarono la questione Biblos con sufficienza. Altri invece ne furono rapiti, perché era evidente che Biblos rivoluzionava il modo di stampare in braille.
La stampa in braille di Biblos oggi è una delle migliori soluzioni esistenti nel mercato mondiale di questo tipo di software. Lo sviluppo del sistema braille di Biblos continua ancora oggi. Dal collegamento seguente si può leggere di più su Biblos.
Era gennaio del 2008 e non ricordo minimamente se facesse freddo. Ricordo solo che fondai ufficialmente la mia attività professionale, tutta incentrata su Biblos. Nel febbraio iniziai a commercializzare la versione 1.0, la prima versione shareware di Biblos. Le iniziative e gli aggiornamenti si susseguirono senza sosta.
A fine 2008 pubblicai Biblos 1.1, la seconda versione, dove corressi e integrai il tiro sul braille.
Nel giugno 2009 pubblicai Biblos 2, dove introdussi una funzionalità unica per le persone cieche di tutto il mondo: la grafica tattile. Mai prima di allora una persona cieca autonomamente aveva disegnato un grafico tattile. Ideai un sistema che permetteva a chi è cieco di disegnare grafici utilizzando un linguaggio descrittivo fatto di istruzioni vettoriali.
Per stimolare la curiosità e la realizzazione di grafici, nel 2010 iniziai a produrre quaderni tattili di vario genere. Le richieste di questo materiale furono tante, anche se la forma in cui presentavo quei quaderni era un po' troppo artigianale. D'altronde il mio obiettivo era di stimolare le persone a fare da sole, utilizzando Biblos. Scrissi anche due fiabe, che stampai in braille e vendetti io stesso.
Nel 2011 Biblos fu inserito in tutte le stampanti braille Index vendute in Italia. Il distributore italiano di quelle stampanti firmò un contratto con me, con cui stabilimmo di includere in tutte le stampanti una licenza d'uso di Biblos.
Nel 2012 pubblicai Biblos 3, continuando a migliorare il sistema di stampa braille, di produzione di grafici tattili e tutto il resto del software. Biblos fu adottato da alcune stamperie minori che lo utilizzarono per la produzione di libri in braille.
Nel 2013 chiusi la mia attività, per il semplice motivo che non mi andava più di stare dietro alle stramberie fiscali, al commercialista e a tutto il resto del marketing che mi distraeva dal puro sviluppo del software. Biblos continuai però a svilupparlo. Infatti feci passare un anno, il 2014, prendendomi un'apparente pausa.
Il 15 giugno del 2015 pubblicai Biblos 4, e fu ancora una volta una rivoluzione, perché fu completamente gratuito. La mia croce è quella che ad ogni cosa che faccio entro in contrasto con qualcuno. Stavolta mi "inimicai" chi vendeva i software in concorrenza con Biblos, visto che Biblos era considerato de facto il migliore - almeno in Italia - ed era gratuito.

Il presente è nelle mie mani

In questo racconto ometto volutamente tutte le situazioni minori in cui sono stato coinvolto, come per esempio il coinvolgimento nel 2016 nel gruppo +Ability del Politecnico di Milano per lo sviluppo di una stampante braille a basso costo, che è stato una vera e propria delusione. Il mio amico Ivano mi direbbe che dovrei saper vendere meglio le mie competenze, ed ha ragione. In ogni caso ciò che so fare cresce di giorno in giorno.
A giugno del 2017 ho distribuito Biblos 5, la nuova versione del mio software. In uno dei paragrafi precedenti ho scritto che fare grafica al buio è difficile. Mi sono lasciato giusto quel margine di possibilità perché l'ambiente di grafica tattile e il linguaggio di grafica tattile - dei veri e propri gioielli - li ho creati da solo. In Biblos 5 ho reso possibile disegnare i grafici tattili anche col mouse. È stata una bella sfida, solo per il fatto che non vedo lo schermo, ma ce l'ho fatta anche stavolta. Tuttavia Biblos 5 è in completo divenire, e prossimamente presenterà nuove sorprese.
Cosa riserva il futuro non posso prevederlo. Tuttavia posso tentare di progettarlo, cercando di modellarlo secondo i miei desideri. Oggi mi girano per la mente vari progetti, in previsione di quanto accadrà a livello tecnologico nei prossimi anni, ma sono davvero mastodontici per poterli affrontare da solo. Infatti è giunto il momento, in ritardo direi, di tornare a fare gruppo e di sviluppare un sogno. Un gruppo però significa trovare persone che riescano a lavorare in sinergia e che abbiano solide competenze: è molto difficile, anche per via del fatto che il luogo dove abito non si chiama Avola Valley. Dall'altro lato sto cercando di unire le mie capacità informatiche al rispetto che nutro per la natura, per raccoglierne naturalmente i frutti senza violentare la terra con pesticidi e altri prodotti dannosi. Ce la farò? Non so dirlo. So che il comportamento degli esseri umani può essere ottimizzato, in ottica di rispetto e risparmio di risorse di sistema, così come si fa con i cicli di una routine in Assembly.

Architetture hardware e linguaggi di programmazione utilizzati.

Architetture Hardware

Linguaggi di Programmazione


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