Dalla Cina una nuova interfaccia cervello-computer per la visione
Giuseppe.AI Aggiornato il 11/08/2026 08:00La notizia arrivata dalla Cina nei primi giorni di agosto rappresenta uno degli sviluppi più interessanti del 2026 nel campo delle interfacce cervello-Computer, o BCI, applicate alla visione.
Secondo l'agenzia cinese Xinhua, nel maggio 2026 una Donna identificata con lo pseudonimo di Lingling, quasi completamente cieca da circa vent'anni, è stata sottoposta presso lo Zhejiang Provincial People's Hospital al primo impianto cinese di un'interfaccia visiva cervello-computer ad alta risoluzione basata sulla retina. Dopo oltre due mesi di riabilitazione, la paziente sarebbe stata in grado di Riconoscere lettere e configurazioni visive, esercitarsi nella Scrittura e muoversi con maggiore sicurezza negli ambienti interni.
La notizia era stata anticipata già a luglio dalla stampa cinese e trova una conferma importante nella documentazione pubblicata da Nanochap, l'Azienda che ha sviluppato il dispositivo. Il sistema viene descritto come una protesi retinica ad alta risoluzione composta da un impianto e da un dispositivo esterno. L'impianto sviluppato dall'azienda utilizza una matrice di elettrodi destinata a stimolare le cellule nervose ancora funzionali della retina.
C'è però una prima precisazione importante: non si tratta di una Vista naturale restituita dopo vent'anni di cecità.
Il dispositivo costruisce infatti una nuova via Artificiale per portare Informazione visiva al sistema nervoso. Una telecamera montata sugli occhiali acquisisce le immagini; un computer le elabora e le trasforma in uno schema di stimolazione elettrica; il segnale viene quindi trasmesso all'impianto, che stimola le cellule retiniche superstiti. Da lì l'informazione percorre il nervo ottico e raggiunge la corteccia visiva, dove viene interpretata dal cervello. Una descrizione Tecnica del sistema cinese pubblicata da CGTN parla di un array flessibile da 256 canali, mentre Nanochap descrive il proprio impianto ad alta risoluzione come dotato di 320 canali distribuiti su un'area di 3 × 3 millimetri. La differenza potrebbe dipendere dalla versione del dispositivo o dalla diversa descrizione tecnica utilizzata nelle varie fasi del Progetto.
È proprio questa architettura a rendere il caso cinese interessante. Il sistema non cerca di riparare la retina biologica: la affianca con un dispositivo Elettronico capace di generare direttamente segnali destinati alle cellule nervose.
Indice dei contenuti
- Una BCI, ma con una particolarità
- Che cosa significa davvero "vedere" con una BCI
- La Cina non è sola
- Orion: la corteccia visiva al posto dell'occhio
- ICVP: centinaia di elettrodi direttamente nel cervello
- E la retina artificiale PRIMA?
- Neuralink e Blindsight
- La vera frontiera: insegnare al cervello un nuovo codice visivo
- Dalla Cina agli Stati Uniti, la stessa domanda
- Una nuova idea di "vedere"
- Fonti principali
Una BCI, ma con una particolarità
Il termine "interfaccia cervello-computer" viene spesso associato a dispositivi che entrano direttamente nel cervello e leggono l'attività neuronale per controllare un computer, un braccio robotico o un'altra macchina.
Nel caso della donna cinese la situazione è leggermente diversa. L'impianto è collocato nella retina e non nella corteccia cerebrale. Per questo, in senso anatomico stretto, siamo davanti a una neuroprotesi retinica piuttosto che a una BCI corticale.
Tuttavia la Tecnologia viene esplicitamente classificata dai ricercatori cinesi come una visual brain-computer interface, perché costituisce un'interfaccia artificiale tra un sistema di elaborazione elettronico e il sistema nervoso visivo. La distinzione è importante, ma non deve nascondere il fatto che retina e cervello sono parte dello stesso circuito funzionale.
Il risultato ottenuto da Lingling è quindi più corretto descriverlo come una forma di visione artificiale mediata dal sistema nervoso.
E qui emerge il punto più interessante.
Il cervello non riceve una Fotografia.
Riceve un codice.
Che cosa significa davvero "vedere" con una BCI
Le prime generazioni di protesi visive producevano soprattutto fosfeni, cioè percezioni luminose elementari. Un singolo elettrodo poteva generare nel campo visivo del paziente qualcosa assimilabile a un punto luminoso.
Aumentando il numero degli elettrodi e soprattutto migliorando il modo con cui l'informazione viene codificata, il sistema può produrre configurazioni più complesse. Il cervello impara progressivamente ad associare quei segnali a forme, lettere, bordi, posizioni e movimenti.
È un processo di apprendimento percettivo, non una semplice sostituzione di una telecamera con un Occhio elettronico.
Questo spiega anche perché la riabilitazione sia una Componente fondamentale dell'esperimento cinese. Secondo le informazioni diffuse sul trial, Lingling avrebbe iniziato a percepire segnali visivi già nei primi giorni dopo l'intervento e successivamente avrebbe imparato a riconoscere lettere e forme attraverso l'Addestramento.
Non è dunque corretto immaginare una persona che, dopo l'Operazione, apre gli occhi e torna improvvisamente a vedere il mondo come prima.
È più corretto pensare a un nuovo senso visivo che il cervello deve imparare a interpretare.
La Cina non è sola
L'esperimento cinese si inserisce in una Storia scientifica internazionale che dura da decenni.
Uno dei filoni più importanti è quello delle protesi corticali, nelle quali l'occhio viene completamente bypassato.
Il principio è radicale: se retina e nervo ottico non sono più in grado di trasmettere l'informazione, si può tentare di portare direttamente l'informazione alla corteccia visiva.
Già nel 1968 il Ricercatore britannico Giles Brindley e il neurochirurgo Walpole Lewin dimostrarono che la stimolazione elettrica della corteccia visiva di una persona cieca poteva produrre fosfeni. L'esperimento utilizzava un impianto con numerosi elettrodi e rappresentò una delle prime dimostrazioni che il cervello poteva essere stimolato artificialmente per generare una percezione visiva.
Negli anni successivi William Dobelle sviluppò ulteriormente il concetto di visione artificiale corticale. Le sue sperimentazioni dimostrarono che stimolando opportunamente la corteccia visiva era possibile produrre percezioni organizzate di punti luminosi. Questi sistemi erano rudimentali, ma introdussero un'idea che oggi torna con strumenti tecnologicamente molto più sofisticati: non è necessariamente indispensabile possedere un occhio funzionante per generare una percezione visiva.
Orion: la corteccia visiva al posto dell'occhio
Negli Stati Uniti uno dei progetti più importanti è Orion, sviluppato originariamente da Second Sight e oggi portato avanti da Cortigent.
Orion è una vera protesi visiva corticale: l'impianto viene posizionato sulla superficie della corteccia visiva e dispone di 60 elettrodi. Una telecamera esterna raccoglie le immagini, un computer le elabora e il sistema trasmette al cervello gli schemi di stimolazione corrispondenti.
La sperimentazione clinica è particolarmente significativa perché non dipende dal funzionamento della retina. Il dispositivo è infatti concepito per persone con cecità profonda dovuta a condizioni che possono lasciare inutilizzabili occhi o nervi ottici, ma conservare una corteccia visiva sufficientemente funzionante.
L'obiettivo non è produrre immediatamente una visione naturale ad alta definizione. La ricerca mira piuttosto a costruire una percezione artificiale utile, capace di fornire informazioni spaziali e visive sufficienti per migliorare l'Autonomia.
ICVP: centinaia di elettrodi direttamente nel cervello
Ancora più ambizioso è il progetto Intracortical Visual Prosthesis, ICVP, sviluppato da un consorzio di istituzioni statunitensi guidato dall'Illinois Institute of Technology.
In questo caso gli elettrodi non vengono semplicemente appoggiati sulla superficie della corteccia: piccoli moduli vengono impiantati direttamente nel tessuto cerebrale.
Il sistema utilizza una telecamera esterna e una serie di Wireless Floating Microelectrode Arrays, minuscoli dispositivi che ricevono energia e informazioni senza richiedere un fascio di cavi che attraversi il cranio. L'obiettivo è aumentare enormemente il numero di punti di stimolazione rispetto alle vecchie protesi corticali.
Il trial clinico ICVP è registrato su ClinicalTrials.gov come Studio di fase I su persone cieche.
Uno dei partecipanti, Brian Bussard, è stato impiantato nel 2022 con 25 array per un totale di 400 elettrodi. Il sistema gli ha permesso di percepire configurazioni di fosfeni e di utilizzare queste percezioni per ricavare informazioni sulla posizione e sulla forma degli oggetti.
Il progetto è particolarmente importante perché mostra una delle possibili direzioni future delle BCI visive: aumentare drasticamente la densità dei punti di stimolazione mantenendo contemporaneamente il sistema wireless.
E la retina artificiale PRIMA?
Un altro filone fondamentale è rappresentato da PRIMA, sviluppato originariamente a Stanford e successivamente portato alla fase commerciale da Science Corporation.
PRIMA è una protesi subretinica. Un minuscolo impianto viene posizionato sotto la retina e utilizza la luce infrarossa proveniente da speciali occhiali per generare stimolazione elettrica nelle cellule nervose superstiti.
Nel 2026 è arrivato un risultato particolarmente importante: lo studio clinico multicentrico ha coinvolto 38 persone in cinque Paesi. I risultati pubblicati sul New England Journal of Medicine hanno mostrato che il sistema poteva ripristinare una forma di visione centrale funzionale nei pazienti con degenerazione maculare atrofica.
Secondo i dati riportati da Science Corporation, l'84% dei partecipanti era in grado di Leggere lettere, numeri o parole e il miglioramento medio era stato di 25,5 lettere nella scala ETDRS, equivalente a più di cinque righe del normale test oculistico.
Nel luglio 2026 PRIMA ha inoltre ottenuto il marchio CE europeo, aprendo la strada al suo utilizzo commerciale in Europa.
Ma anche in questo caso è necessario evitare una semplificazione giornalistica.
PRIMA non restituisce una visione normale. La percezione è limitata alla regione centrale trattata dall'impianto e le immagini sono monocromatiche. Il paziente deve inoltre utilizzare occhiali dotati di telecamera e trascorrere un periodo significativo di addestramento per imparare a utilizzare la nuova percezione.
È tuttavia uno dei risultati clinici più solidi mai ottenuti nel settore.
Neuralink e Blindsight
Non poteva mancare, naturalmente, Neuralink.
La società di Elon Musk sta sviluppando Blindsight, un sistema che segue una strada ancora più radicale: bypassare gli occhi e stimolare direttamente le aree cerebrali coinvolte nella visione.
La stessa Neuralink descrive Blindsight come una tecnologia destinata a generare percezioni visive attraverso la stimolazione delle aree cerebrali responsabili della funzione visiva.
Il dispositivo ha ricevuto dalla Food and Drug Administration statunitense la Breakthrough Device Designation nel 2024, ma questo non equivale all'approvazione clinica né dimostra che il sistema abbia già restituito una visione funzionale a esseri umani. La sperimentazione umana di Blindsight deve quindi essere distinta dai risultati clinici già ottenuti con altre protesi visive.
Questa distinzione è essenziale, perché nella comunicazione pubblica Neuralink viene talvolta presentata come se avesse già raggiunto risultati clinici che, almeno per Blindsight, appartengono ancora alla fase sperimentale.
La vera frontiera: insegnare al cervello un nuovo codice visivo
Guardando insieme questi progetti emerge un elemento comune.
La difficoltà principale non è soltanto costruire elettrodi sempre più piccoli.
Il problema fondamentale è capire come trasformare un'Immagine del mondo in una sequenza di impulsi elettrici che il cervello possa interpretare.
La retina naturale non è una semplice fotocamera biologica. È un sofisticato sistema di elaborazione che comprime, filtra e trasforma l'informazione luminosa prima ancora che essa raggiunga il cervello.
La corteccia visiva, a sua volta, non interpreta semplicemente una griglia di pixel.
Per questo aumentare il numero degli elettrodi non significa automaticamente ottenere una visione proporzionalmente migliore. La ricerca più avanzata sta cercando di comprendere quali schemi di stimolazione producano percezioni più stabili, distinguibili e utili.
Uno studio pubblicato su Science nel 2020 aveva già dimostrato che una stimolazione ad alto numero di canali della corteccia visiva poteva consentire a persone cieche di percepire e riconoscere forme artificialmente indotte.
Più recentemente, la ricerca ha cominciato a concentrarsi sulla possibilità di rendere la stimolazione più precisa e bidirezionale, cioè non soltanto inviare segnali al cervello ma anche registrare ciò che il cervello sta facendo durante la percezione artificiale. È questo il concetto di interfaccia neurale a circuito chiuso.
Dalla Cina agli Stati Uniti, la stessa domanda
Il significato dell'esperimento cinese, dunque, non sta soltanto nel fatto che una donna cieca abbia ricominciato a riconoscere lettere.
Il suo vero significato è tecnologico.
Per la prima volta la Cina ha portato in una sperimentazione clinica una propria piattaforma di BCI visiva ad alta densità, sviluppata internamente, basata sulla stimolazione della retina. Nanochap dichiara infatti un impianto da 320 canali e un'architettura progettata specificamente per ottenere una risoluzione molto superiore rispetto alle precedenti protesi retiniche.
I risultati iniziali sono incoraggianti, ma al momento le informazioni pubblicamente disponibili provengono soprattutto dall'azienda, dalla stampa cinese e dalle comunicazioni istituzionali. Non disponiamo ancora di una pubblicazione scientifica peer-reviewed che permetta di valutare indipendentemente efficacia, risoluzione percettiva, sicurezza a lungo termine e prestazioni su un numero significativo di pazienti.
Questo non significa che l'esperimento sia poco importante.
Significa semplicemente che siamo ancora davanti a una sperimentazione clinica iniziale.
E questa è probabilmente la formulazione più corretta: non una cura della cecità, ma una Dimostrazione clinica che una macchina può costruire un nuovo canale attraverso il quale il sistema nervoso può ricevere informazione visiva.
Una nuova idea di "vedere"
C'è infine una questione che va oltre l'ingegneria.
Per una persona che non vede, il futuro delle BCI potrebbe non consistere necessariamente nel ricreare la vista biologica esattamente com'era.
Potrebbe nascere qualcosa di diverso.
Una telecamera potrebbe trasformare una scena in informazioni selezionate: contorni, movimento, distanza, ostacoli, volti, lettere. L'Intelligenza artificiale potrebbe elaborare l'Ambiente prima che il segnale raggiunga il sistema nervoso. Il cervello potrebbe imparare a interpretare quella rappresentazione artificiale come una nuova modalità percettiva.
In questa prospettiva, la BCI visiva non sarebbe semplicemente un "occhio bionico".
Sarebbe un nuovo organo percettivo costruito dall'incontro fra Elettronica, intelligenza artificiale e neurobiologia.
Ed è probabilmente questo il punto più interessante dell'esperimento cinese del 2026: non dimostra ancora che la tecnologia sappia restituire una vista normale, ma dimostra ancora una volta che il confine tra informazione Digitale e percezione biologica è diventato concretamente attraversabile.
La strada è ancora lunga. Ma ormai non è più soltanto una strada disegnata nei laboratori.
Ci sono persone che la stanno percorrendo.
Fonti principali
- Xinhua, China's visual BCI brings hope to blind mother. https://english.news.cn/20260807/02b374c6014642e597246e6a5a3bd58c/c.html
- Nanochap, documentazione tecnica sulla High Resolution Visual Brain-Computer Interface. https://www.nanochap.com/brain-machine-interface/HighResolutionRetinalProsthesis-Implant.html
- New England Journal of Medicine, studio clinico sul dispositivo PRIMA. https://www.nejm.org/doi/10.1056/NEJMoa2501396
- Science Corporation, risultati clinici e autorizzazione europea di PRIMA. https://science.xyz/news/ce-mark/
- ClinicalTrials.gov, studio clinico sulla Intracortical Visual Prosthesis. https://clinicaltrials.gov/study/NCT04634383
- ClinicalTrials.gov, studio sulla protesi corticale Orion. https://clinicaltrials.gov/study/NCT03344848
- Science, "Shape perception via a high-channel-count neuroprosthesis in blind participants". https://www.science.org/doi/10.1126/science.abd7435
- Neuralink, documentazione ufficiale sul progetto Blindsight. https://neuralink.com/trials/visual-prosthesis/