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Sordo-cecità e metodo Malossi: la comunicazione fondamento della cultura

Aggiornato il 08/10/2020 09:30 
 

Sono passati più di venti anni e il ricordo fa bene alla mente, rischiara il cammino della speranza, aumenta la gioia delle future certezze... allargando le scelte che faremo nella vita.

Siamo all'Istituto Domenico Martuscelli di Napoli, in quel periodo il tempo si concentrava su alcuni ragazzi sordociechi che andavano a Scuola con le difficoltà conosciute, per comunicare anche con le protesi acustiche. Bisognava favorire la loro integrazione in un sistema didattico dinamico, che li coinvolgesse veramente nel dialogo positivo con gli altri. Mi chiesero un consiglio semplice per agevolarli nel ruolo di protagonisti dell'esistenza di tutti.

All'Istituto i dirigenti erano aperti alle problematiche di un presente in costante sviluppo. I ragazzi, dotati di notevole Intelligenza, desideravano una loro Autonomia umana e culturale.

Si sapeva che nei decenni passati avevo frequentato con buon profitto le scuole superiori, aiutato dalla struttura, correggendo con protesi acustiche l'Udito abbastanza precario già da allora. Cosa fare... mi chiesero.

Suggerii di Insegnare il Metodo Malossi, che per comunicare sarebbe stato ottimale. Lo avevo appreso anni prima, con l'aggravarsi del mio Udito, adattandomi subito al cambiamento della vita. Bene, proviamoci.

Dissi che era utile fare apprendere il Malossi a tutti gli operatori della struttura, che avrebbero potuto usarlo nel Quotidiano, insegnandolo poi ai ragazzi, durante tutte le fasi della loro giornata, dalla colazione alla cena, nelle faccende personali, durante la Scuola, lo Studio, nella Lettura di libri e giornali, commentando il calcio e gli altri sport, nelle uscite gioiose e nelle visite culturali. Insegnarlo con uno spirito inclusivo, che ripercorresse il sistema educativo che Augusto Romagnoli, grande pedagogista dei nostri tempi, usò per riavvicinare al mondo di tutti la nostra Sabina Santilli.

Il mio suggerimento venne accolto e cominciarono ad utilizzare questo Metodo di comunicazione. Ebbi modo di conoscere e comunicare con ragazzi ed operatori: mi incontrai con Gilda, una brava operatrice, ci scambiammo in Malossi le opinioni su tutto; le dissi che nel tempo questo sistema di comunicare avrebbe migliorato la sua e la altrui vita.

Ci siamo spesso rivisti in questi anni. Il Malossi di Gilda è rimasto sempre perfetto con una marcia in più, in lei sempre forte il desiderio di comunicare. recentemente l'ho incontrata a Napoli, presso la nostra Unione, stava parlando di disabilità che si aggiungono alla cecità. Anche in quell'occasione ci siamo raccontati di tutto, sempre in Malossi, e ci siamo salutati con l'augurio che molti altri operatori e volontari possano fare la sua stessa esperienza, mettendoci tutto l'impegno possibile per dare una mano a noi sordociechi.

Nel Metodo Malossi viene utilizzata la mano come strumento di comunicazione, usata come fosse una macchina da Scrivere; a ogni parte di essa corrisponde una lettera dell’alfabeto che, toccata o pizzicata leggermente, permette di comporre parole e frasi. Questo Metodo è utilizzato generalmente dalle persone che hanno appreso la Lettura e la Scrittura prima di diventare sordocieche.