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L'interazione uomo-macchina e l'Ipovisione: è il tempo della tifloinformatica evoluta

Aggiornato il 14/09/2023 08:00 
 

Ogni tanto mi torna alla mente una scenetta simpatica. Una mia cara amica era in macchina con la nipote di dieci anni, che stava parlando al cellulare. Poiché erano arrivate a destinazione, le chiese di mettere giù la cornetta. La nipote si fermò un attimo ed esclamò perplessa:

«zia... Cosa? La cornetta? E cos'è?!».

Da millennial d.o.c., la ragazzina non conosceva il mitico oggetto che, attaccato a un cavo che percorre l'intero pianeta, ha permesso a tutti noi di scambiarci comunicazioni, a Voce e in tempo reale, da ormai più di un secolo. Chiaramente il cellulare non ha più la forma della cornetta e non ha bisogno del filo, anche se la sua funzione rimane la stessa. Nonostante non conoscesse la Storia e l'evoluzione del suo Smartphone, poteva telefonare comunque. Oppure penso a quando in classe, ai corsi, o durante incontri in pubblico, mi diverto a condurre ragazzini e adulti alla scoperta delle peculiarità degli aggeggi elettronici che hanno in tasca. Spesso non considerano il loro Tablet molto più di un piccolo Schermo portatile per spulciare i meandri di Youtube o giocare ai videogames, salvo poi scoprire che può essere, per esempio, anche una divertente lavagnetta smart con la quale dar sfogo alla propria creatività, appuntare i propri pensieri, oppure una piccola, grande finestra attraverso cui poter volare, magari grazie a Google Earth, dalle cime delle Alpi ai grattacieli di Shanghai, non dimenticando di far visita, prima, alle giraffe della Savana o ai propri cugini che abitano a Berlino.

Insomma, ci formiamo, comunichiamo, ci muoviamo e ci svaghiamo grazie all'elettricità, all'Elettronica, alle onde elettromagnetiche, adesso anche all'Intelligenza Artificiale, all'acuto utilizzo della Fisica e della chimica, e allo stesso tempo di esse possiamo non sapere assolutamente nulla. La complessa stratificazione su cui è costruito il mondo che oggi abitiamo, ci ha abituati a considerare normale il fatto di conoscere poco o nulla degli strumenti che utilizziamo nelle operazioni più semplici e comuni della nostra quotidianità, ma allo stesso tempo impiegarli per i loro scopi. E d'altronde, gli ingegneri e i Designer (ma ne è testimone la Storia stessa del progresso Umano), sanno bene che, se per andare avanti nella Tecnica occorresse aspettare la totale e capillare diffusione del sapere, probabilmente saremmo ancora nelle caverne...

Il ruolo delle interfacce

Ma cosa ci permette di agire su un dispositivo e di ottenere un risultato, pur ignorando ciò su cui agiamo veramente? A cosa dobbiamo questa magia, chi veramente ci dà questo potere così oscuro e così enorme? La domanda potrebbe avere anche grande aspirazione filosofica, ma per nostra fortuna, almeno in questa sede, ce la possiamo cavare con una risposta (quasi banalmente) Tecnica, ovvero: le interfacce.

Tutto ciò che vediamo sullo Schermo di un Computer, di un cellulare, o della macchinetta delle bevande in ufficio, ciò che ascoltiamo quando utilizziamo uno screen reader, non sono il cuore del Computer, del cellulare o della macchinetta, come a noi solitamente sembra, bensì la loro interfaccia. Ossia un «qualcosa» che dovrebbe essere a tutti noi potenziali utenti molto comprensibile, fruibile, adatto ad intercettare le nostre intenzioni umane e deputato, quindi, a tramutarle in ordini recepibili dalla macchina. Le sorti di tutto il prodotto della Tecnica umana (la macchina), dunque, nelle mani di un'entità quasi sfuggente (l'interfaccia), capace di comunicare allo stesso tempo, sia con l'Uomo, che con il cuore del sistema.

Se oggi la nostra vita è popolata da dispositivi elettronici che ci supportano nelle più svariate operazioni e che sono stati anche significativi per la nostra inclusione Sociale, in quanto persone con disabilità visive, è (anche) grazie all'evoluzione delle interfacce, nonché alla loro personalizzabilità. È stato proprio l'impiego di quelle grafiche, dette GUI (Graphical User Interface), ad essere stato determinante nel consentire la diffusione di massa di Computer, smartphones e Tablet, poiché era la via che offriva meno barriere all'ingresso, ovvero approccio più intuitivo e competenze di base non troppo elevate. Dapprima la Apple col suo primo Macintosh nel 1984, poi nel 1985 la Commodore con l'Amiga e Microsoft con Windows 1.0, avevano tracciato la strada, che sarebbe arrivata fino ai giorni nostri e proseguirà oltre, dell'interazione Uomo-macchina attraverso oggetti grafici disposti su uno Schermo. Ed è cresciuta, in parallelo, più o meno su tutti i diversi sistemi, la possibilità da parte dell'utente di intervenire sui colori, sulle dimensioni dei caratteri e sugli elementi visivi più significativi, al fine di rispondere a esigenze visive diverse. Per aumentare la fruibilità delle GUI, esse sono state trasferite anche sul canale auditivo, grazie all'impiego di screen readers o di apposite interfacce vocali.

Tablet e oltre

Ma non è solo questione di interfaccia Grafica; anche il nostro corpo ha le sue esigenze di interattività. L'evoluzione del mercato tecnologico degli ultimi quarant'anni ci dimostra che, come esseri umani, cerchiamo un'interazione con la Tecnologia il più naturale possibile. Non ci è bastato pilotare un Computer attraverso dei tasti e un puntatore, ma abbiamo voluto raggiungere con il calcolatore una relazione più naturale, abbiamo voluto che esso ci seguisse entrando nelle nostre borse e nelle nostre tasche. Ed ecco che abbiamo piegato la Tecnologia fino a ottenere i Tablet e gli Smartphone. Possiamo interagirvi alla stregua di un Libro o di un quaderno, appoggiarli sulle ginocchia mentre siamo in treno, o portarli vicino agli occhi da seduti o sdraiati; possiamo interagirvi direttamente con il tocco delle dita o con una penna. E per chi ha difficoltà di Vista è stata una vera rivoluzione, i cui frutti sono ancora probabilmente tutti da raccogliere.

Infine, con Siri, Cortana, Google Assistant, e poi con i box parlanti di Amazon e Google arriva anche l'era dell'interazione Vocale. Ci rivolgiamo ai sistemi elettronici con Linguaggio naturale, proprio come se comunicassimo con un altro essere Umano.

Le peculiarità visivo-cognitive e la tifloinformatica

Riassumendo, quindi. Nell'attuale periodo storico le macchine e i sistemi informatici sono parte della nostra vita e le possibilità di interazione sono multiple: abbiamo interfacce grafiche ormai molto evolute e spesso personalizzabili, dispositivi che rispondono ad ogni misura e ad ogni situazione, possibilità di interagire vocalmente, sia impartendo comandi, che fruendo delle interfacce attraverso il canale auditivo.

In un'era, dunque, in cui l'interazione Uomo-macchina è così variegata e multisensoriale, come si configura il rapporto tra chi ha difficoltà di Vista molto accentuate, ovvero le persone con ipovisione e i sistemi informatici? Da quello che ho appreso in questi anni di attività di Insegnante e formatore anche nell'ambito delle disabilità visive, devo dire che la risposta non è affatto banale.

Innanzitutto, le persone con ipovisione hanno dei tratti comuni di cui è utile tener conto, quando parliamo di interazione con un sistema informatico. Vi è, ad esempio, la ovvia tendenza a privilegiare l'interazione oculare sfruttando al massimo il residuo visivo, finanche, a volte, a sottovalutare, sia l'enorme sforzo a cui si sottopongono gli occhi, sia lo stress generale psico-fisico della persona nella sua globalità. Questo spesso ha anche una ricaduta negativa sulla produttività, di cui la persona interessata tende a non avere precisa contezza. E ciò non sempre è conseguenza del rifiuto delle tecnologie assistive, quanto, più semplicemente, della spontaneità con cui il corpo, al fine di mantenere i propri equilibri, tende ad utilizzare quello che ha già a disposizione, seppur mal funzionante. Chi è nato con una ipovisione, o chi si trova in una situazione di lenta degenerazione del visus, spesso non riesce ad avere una percezione oggettiva del proprio status visivo.

Chi si trova in una situazione di peggioramento non rapido solitamente non si rende conto dei piccoli cambiamenti che la propria visione subisce, quindi non avrà una prontezza adeguata e spontanea nell'adattare progressivamente la sua interazione con la macchina. Così come, chi ha un'ipovisione congenita, non ha un punto di riferimento migliore o peggiore a cui riferirsi per orientare le sue aspettative e per ottimizzare di conseguenza i suoi strumenti, perché non conosce che la sua situazione. Questa impossibilità, ahimè, troppe volte viene interpretata da insegnanti e tiflologi come arrendevolezza, o assenza di proattività, quando più probabilmente si tratterebbe, invece, della nostra fisiologica attitudine al mantenimento del nostro status quo, al fine di limitare il dispendio di energie. E mancano gli stimoli per la rottura di questo equilibrio, perché la persona non ha avuto un'esperienza diversa da quella presente, dalla quale trarli.

Se ci aggiungiamo il parametro dell'età evolutiva, ovvero, consideriamo il rapporto Uomo-macchina di un ragazzo o di una ragazza in età scolare, entrano in gioco anche tutte quelle dinamiche tipiche della crescita. La preponderanza della relazione con i pari, la creazione dell'identità personale in adolescenza, la tendenza all'omologazione degli atteggiamenti, sono tutte variabili che, a fronte di una indubbia esigenza a rendere il rapporto con la macchina il più fluido possibile sfruttando ogni margine di personalizzazione, possono, al contrario, spingere l'adolescente ad una modalità interattiva mutuata più dal contesto Sociale, che non dalle sue proprie esigenze.

In questo panorama, la soluzione davvero valida che io sto vedendo, e lo sta dimostrando sul campo, è quella di una tifloinformatica evoluta. Realmente conscia dei tempi presenti e futuri, che possa attingere contemporaneamente a conoscenze verticali e profonde, tanto Tecnico-informatiche, quanto pedagogiche, didattiche e metodologiche. Non è più il tempo di chi, dotato di passione e buona volontà, «smanettando», impara dei trucchetti efficaci e li passa all'amico, ma occorre una visione globale e competente che supporti adeguatamente e il più tempestivamente possibile gli utenti in situazione di ipovisione. Un supporto che arrivi anche con soli due mesi di ritardo, per un ragazzino di quattordici anni può compromettere un intero anno scolastico e la sua autostima significativamente. Serve, quindi, un approccio intelligente, competente ed esperto, che segua la persona ipovedente nella scoperta, nell'adozione e nella calibrazione di ciascuno strumento di personalizzazione delle interfacce, che conosca a fondo tutte le possibilità di adattamento offerte dalle tecnologie, anche assistive specifiche, che studi le possibilità di ottimizzazione delle postazioni, che valuti le dinamiche psico-sociali che gravitano attorno alla persona interessata, e lo supporti con strategie che diano risultati il più oggettivi possibile e che, sia gli operatori, sia il diretto interessato possano misurare. La persona, man mano, deve essere guidata nel trovare essa stessa strategie di efficacia misurabile, che accresceranno progressivamente anche l'autocoscienza e l'autoconsapevolezza. Requisiti essenziali per la maturazione del proprio Benessere, nel senso più profondo e globale del termine, e quindi per un duraturo inserimento Sociale.

È, dunque, il tempo di conoscere a fondo la Storia della nostra cornetta e tutte le sue possibilità, è il tempo della collaborazione tra diverse figure adeguatamente formate, che abbiano ognuno sicuramente una imprescindibile conoscenza generale Tecnico-didattico-pedagogica, ma ciascuno una seria verticalizzazione specifica.

Antonino Cotroneo - (tifloinformatico e docente di Musica)