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Non Vedenti, Braille e Tecnologie di Stampa

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INNO AL BRAILLE - Poemetto in terzina dantesca

Aggiornato il 08/02/2024 08:00 
 

Nel tratto assai precoce di mia vita,
mi ritrovai, per una sorte dura,
con occhi a non più legger, ma con dita.

Del fatto, non compresi la misura,
né fui sgomento per tal dura sorte,
né colsi, io, bambin, la mia sventura!

Sicché, a me si aprirono le porte
del “Davide Chiossone” ov’io entrai,
trovandovi di amici una gran corte!

E quindi in quella Scuola io imparai,
a legger con le dita, a quel punto.
Di punteruol fornito, mi ingegnai

a scriver poi, il tema o il riassunto,
od il problema che con grande orgoglio,
mostravo a soluzione d’esser giunto.

Incidere l’intonso e liscio Foglio,
mi parve per davvero, un fatto strano!
E lì per lì io dissi: “Ma non voglio”!

Perché abituato ero, con mia mano,
la Pagina a vergar con chiari segni:
lungi da me, ed era assai lontano,

il fare sgorbi, macchie e non disegni,
o buchi, fatto in vero, inaudito!
Ma poi rimossi tutti i miei ritegni,

quando ebbi l’importanza al fin capìto
del Braille e di ciò che esso comportava,
per tutti noi, l’averlo sì acquisito.

In classe, la maestra era brava,
mostrando a noi alunni, in ver, il Gusto,
d’apprender molta Scienza, e indugiava

su quanto fosse bello e fosse giusto,
da soli poter Leggere e imparare
e come un tempo fosse tanto ingiusto,

che il non vedente ahimé, dovesse stare
passivo ad ascoltar chi a lui leggeva,
senza altra soluzion poter trovare.

Un nuovo orizzonte si schiudeva,
col Braille che poteva appien condurre
chi certo lo volesse, (e ognun poteva),

non solo legger, ma anche sì produrre,
in gran dovizia di suoi testi scritti,
senza la dimension di sé, ridurre,

a quella d’un, fra tanti derelitti,
che d’altri attendon tutto sempre fatto,
e i lor doveri ignorano e i Diritti!

Il legger e Lo Scrivere siffatto
davvero rivelansi gran conquista,
autentico e probante bel riscatto!

Di alcuni pregiudizi sulla Vista,
vissuti verso chi ben poco vede,
di seguito farò una breve lista.

Di solito il vedente, un po’ crede,
che chi l’intera Vista ahimé ha perduto,
(e da tal convinzion, poco ei recede),

ormai finito sia in un imbuto,
dal quale assai difficile è uscire,
e fare altro non può, che star seduto.

Inoltre, il vedente, per gradire,
sol parla spesso con chi ci accompagna,
pensando che per noi il non capire,

si aggiunga della Vista alla magagna!
E ancor, ti pensa pure audioleso!
Sicché l’immagin tua, non ci guadagna.

In simile frangente, tu, sospeso,
a ribaltar degli altri la visione,
allora sei impegnato e ben proteso!

Per vincer tale mala concezione,
che annidasi assai spesso fra la gente,
citar qui occorre ogni Professione,

che svolge con onore il non vedente:
abbiamo del PC il programmatore,
il Fisioterapista, il consulente

finanziario, e quindi il professore,
nonché il centralinista, l’avvocato;
e di obliar qualcun, per il timore,

aggiungo ancor in lista: l’impiegato
al pubblico sportello sempre addetto,
e infin, vi è l’ingegnere assai impegnato,

in calcoli al PC. Ma qui ho il sospetto
d’aver dimenticato altri mestieri!
Vuol dir, che allora io mi sottometto,

(doman più d’oggi, sì, più ancor di ieri),
del pubblico al benevolo giudizio,
che l’indulgenza mostri, volentieri!

Ed or parmi momento assai propizio
trattare della Musica l’essenza,
che ha grande suggestion, tale esercizio.

Louis Braille, ancor mostrando Intelligenza,
in seguito, novello “alfabeto”
di segni ei compose, per sapienza.

Sicché il riportare al gran completo
le note tutte, su ognuno spartito,
processo realizzato fu in concreto.

Louis Braille Musicista era agguerrito
e splendido in vero fu il suo apporto,
a quanto in realtà fu ben sancito

del cieco con la Musica il rapporto.
La Musica non è innato dono,
di cui sol chi non vede ha il conforto:

le predisposizion, di certo, sono,
al musico, di aiuto e di Sostegno,
ma se dell’esercizio vi è abbandono,

(poiché occorre sempre grande impegno),
difficile sarà il dolce approdo
di piena musicale essenza al regno!

Parlar di Musica ho trovato il modo,
poiché son Musicista, lo dichiaro,
trattar di Musica, io sempre godo

e il proseguire ancor, non mi è amaro!
Di Musica a dir, sono Insegnante,
di quanto il Braille sia utile è ormai chiaro

al preservar dall’essere orecchiante,
che è il ver nemico del professionismo,
nel modo assai consueto al dilettante.

Non voglio qui un inno al tecnicismo
cantare, né intendo essere chiuso,
poiché non do all’Orecchio l’ostracismo,

giacché essenziale in Musica, ne è l’uso.
Il Braille consente poi in Autonomia,
(ed il poemetto ancor non ho concluso),

di sviluppar parecchio la Poesia,
com’io facendo sto, così, adesso,
con molto tedio della compagnia.

Poi vive il Braille in vero un gran successo
con l’Informatica, che bell’acquisto!
Sviluppo realizzando e gran progresso;

di nuova vita pulsa, e ancora insisto,
lo affermo qui, perché appien lo avverto:
scenario nuovo e da nessun mai visto,

rivelasi a ciascun, in modo aperto,
da sei a otto puntini, dilatando
di sua Scrittura i segni, il fatto è certo!

Sta d’Internet già l’uso, trasformando
la dimension di nostra vita intera,
con nuove prospettive, amplificando,

con ciò che in poter nostro un dì non c’era:
d’acceder a notizie e informazioni,
raggiunte in così rapida maniera.

Vi son ben altre mille implicazioni
col Computer, ed or sarei ben stolto,
se qui elencar volessi in pochi suoni;

infatti, con i versi che ho rivolto
al pubblico che legge questo scritto,
fin troppo tempo, io ho già ben tolto.

Sicché, or debbo andare presto e dritto,
sull’Onda di quest’ultimi miei versi,
per cui ora m’appresto, con profitto

(sperando che i miei detti non sian persi),
a chiudere il mio dir, che ci conduce
a un solo paragone, e a non diversi:

e come il sole al giorno assai riluce,
così, il Braille, o che invenzion felice,
per chi non vede, splende in vera luce!

Luciano Romanelli
Genova, Marzo 2015.
Revisione del testo operata dall’autore: febbraio 2021.