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Acqua Take Away: Guerre mondiali per il bisogno di oro blu

Aggiornato il 09/11/2023 08:00 
 

Ricordate la Guerra del Golfo? Un'Immagine molto loquace e simbolica torna alla mente e rinnova il bisogno di Giustizia. Colonne di profughi nel deserto, Donne, bambini, anziani, assetati e disidratati, ma non solo, erano immagini che impressionavano retine incredule e commosse. Poi… Come per rimuovere il trauma, nuove immagini di un esercito vincitore che applaudiva e inneggiava all'avvicinarsi rombante di un elicottero da cui dondolava un'enorme bottiglia gelata di Coca Cola, si sovrapponevano al Dramma precedente. Il simbolo della Cultura da esportazione americana e dell'ingiustizia Sociale trionfava nel delirio barbaro di una superiorità di classe e razza. Il mito americano chiedeva il contributo di sangue per il suo Benessere e per il mantenimento di uno Stile di vita all'insegna degli eccessi, sostenuto a qualsiasi costo e con ogni mezzo. Nel 1948 George Kennan, uno dei maggiori architetti della politica estera statunitense del dopoguerra, dichiarò, con una frase poi divenuta famosa, qual era l'obiettivo principale della politica americana dell'epoca: “Deteniamo circa il 50% della ricchezza mondiale ma siamo solo il 6,3 % della popolazione, perciò non possiamo che essere oggetto di invidia e risentimento. Il nostro vero compito nel tempo a venire è pianificare uno schema di relazioni che ci permetta di mantenere questo divario”. La politica estera americana nella seconda metà del Ventesimo secolo si è strettamente ispirata a questo pensiero.

L'espansionismo americano e la creazione del suo impero hanno origini lontane e collaudate da altri imperi e colonialismi, la cui Storia è oscura nei suoi veri intendimenti e nelle sue azioni oppressive e sanguinarie. L'Italia, con l'unificazione, celebra la propria dipendenza e la propria vocazione al dominio straniero da sempre. Garibaldi e i suoi mille Uomini non sarebbero certo riusciti nella loro impresa. Fu la massoneria legata alla famiglia reale inglese, con l'aiuto che fornì, la vera protagonista della liberazione del regno delle due sicilie. La flotta inglese difese la missione e i servizi segreti appoggiarono l'Operazione largamente finanziata dall'Inghilterra. Fu il Regno Unito, attraverso i suoi Uomini di spicco legati da sempre al Progetto mondialista, a creare le condizioni politiche, sociali, finanziarie grazie alle quali l'America e il suo impero militare ed economico si espansero in tutto il mondo dopo la prima Guerra mondiale. La filosofia dell'aggressione e dell'oppressione di popoli innocenti ed arretrati, affermatasi con il primo conflitto mondiale, cresceva nel seno del nuovo modello borghese. La seconda Guerra mondiale se servì all'impero americano per chiudere la partita con la recessione degli anni 30, i nuovi monopoli crearono le condizioni per interventi finanziari all'espansionismo ed al nuovo colonialismo economico e militare. Le attuali condizioni di crisi non possono usufruire delle vecchie strategie, quindi la Guerra non può essere portatrice di nuovi strumenti di rilancio dell'economia, né può creare attraverso la corsa agli armamenti e al debito ormai enorme e insuperabile, nuovi posti di Lavoro o ripresa dell'economia reale. Cosa potrà scatenare una nuova Guerra di grandi proporzioni? Il bisogno vitale, come veniva definito l'espansionismo per il mantenimento di una condizione privilegiata, vede gli Stati uniti impegnati su almeno quattro fronti di Guerra in possibile espansione, quindi con costi e perdite di Uomini non superabili. La logica e la razionalità non sono mai state argomentazioni a giustificazione di guerre, ma piuttosto la follia intrinseca di un sistema che culmina in un vertice psicopatico e megalomane. Il controllo delle materie prime, quello della Finanza attraverso i poteri bancari, la Tecnologia superiore e gli armamenti sofisticatissimi, non bastano più a definire e individuare il più forte e il possibile vincente; altri fattori sono entrati sulla scena dei bisogni primari e indispensabili alla stessa sopravvivenza. Le nuove condizioni climatiche, la cattiva gestione delle risorse naturali, l'Inquinamento sempre più incontrollato, il consumismo selvaggio e la sovraproduzione hanno messo in evidenza le carenze nella gestione ed il controllo del patrimonio idrico. Se la Guerra aveva una giustificazione per gli aspetti sopra citati, ora argomenti come il bisogno d'acqua e quindi il controllo della stessa potrebbero spingere ad uno scontro bellico senza precedenti e senza limiti di barbarie e crudeltà. Il genocidio del popolo palestinese, inflitto da Israele con l'appoggio sionista americano, è la Dimostrazione di quanto possa essere tragica e senza limiti morali una Guerra per il dominio del mondo e di una Materia come l'acqua. Vediamo più in dettaglio.

Credo che i diversi episodi del conflitto tra israeliani e palestinesi, che da oltre cinquant'anni insanguina la regione, possano a buon Diritto essere considerati nel loro insieme come una delle diverse “guerre dell'acqua”, forse la più grave, in termini di vite umane, di danno all'Ambiente e di riduzione del livello di civiltà dei popoli coinvolti.

Qualche dato Tecnico in estrema Sintesi. Il sistema idrico della regione è rappresentato dal bacino del fiume Giordano che, nel corso superiore, ha tre affluenti: i torrenti Hasbani, che nascono in Siria, il Dan ed il Banyias, che nascono sulle alture del Golan (occupate da Israele nel 1967 ed annesse nel 1981). Nel corso inferiore, a valle del lago di Tiberiade, il Giordano è alimentato dal fiume Yarmuk che nasce in Siria, e termina poi nel Mar Morto. Le acque superficiali, vale a dire quelle che scorrono nei fiumi e torrenti, costituiscono però solo il 30% circa delle risorse totali. Il resto è costituito da acque sotterranee contenute in tre falde principali situate nella zona delle montagne, in quella costiera e nella regione orientale. Queste falde giacciono nel sottosuolo israeliano, giordano e cisgiordano e parte di quella costiera nel sottosuolo della striscia di Gaza. La valle del Giordano è quindi il classico bacino fluviale internazionale che richiederebbe politiche di gestione a livello praticamente mondiale. Potranno gli organismi internazionali, ormai al limite della disintegrazione, rispondere alle esigenze di una pianificazione dello sfruttamento dell'acqua nel territorio medio orientale? Può essere pensabile la creazione di uno Stato palestinese, se uno Stato non può essere controllato nella sua espansione demografica e nel suo consumo d'acqua? Quali confini reali possono essere tracciati in un'area così dipendente dal sistema idrico, ma anche produttore di materie prime come il petrolio? Una nuova Guerra per l'appropriamento delle risorse primarie è già iniziata e si snoda tra i ghiacciai dell'artico e dei paesi che lo circondano. Lo scioglimento dei ghiacciai, se preoccupa per l'innalzamento delle acque marine, è altresì una possibilità senza precedenti di accesso a risorse e ricchezze che porterebbe alla creazione di nuove rotte marine che rivoluzionerebbero il sistema dei trasporti. Dunque una Guerra di interessi strategici, economici, ma soprattutto viscerale nel suo concetto capitalistico e colonizzatore del pianeta. Potenze economiche e militari come la Cina, l'India, la Russia, possono assistere passive ad un nuovo Progetto mondiale di riequilibrio della gestione delle risorse e delle ricchezze auree o diamantifere? Può l'impero anglo americano ed israeliano mantenere il suo ruolo egemone nel riequilibrio geopolitico mondiale in questo contesto di crisi generale di ogni settore della politica? Quale ruolo potrà avere l'Europa con i suoi 720 milioni di abitanti potenziali, compresa l'Italia? Quali contraddizioni potranno condurre ad un possibile conflitto mondiale ed ad un terremoto Sociale senza precedenti?

Tornando al medio oriente, polveriera tra le polveriere più inquietante, ritroviamo ancora il bisogno primario dell'acqua e quindi la lotta per la sopravvivenza.

L'Italia con il suo pregiato curiculum massonico, visto precedentemente nella sua Formazione di garibaldina memoria, avvia trattative con la Libia, l'Arabia Saudita e la Turchia, dove troviamo la strategica diga di Karakaya che dà alla Turchia il rubinetto che controlla Siria e Iraq (tra questa e un'altra diga, 80.000 persone cacciate dalle loro case); che oggi potrebbero creare le condizioni per un piano di sviluppo dell'intera area mediterranea e dei balcani.

Disaccordi sulla assegnazione e distribuzione delle risorse idriche tra Paesi che condividono medesimi corsi d'acqua è spunto di conflitti politici internazionali, in particolar modo laddove i fabbisogni delle popolazioni stanno superando le portate disponibili. E non vi è luogo in cui questo conflitto sia così forte come in Egitto, Sudan ed Etiopia - nella valle del Fiume Nilo. L'agricoltura in Egitto, dove piove veramente poco, dipende in toto dall'acqua del Nilo. L'Egitto, che ad oggi può godere della fetta più grande della torta nella condivisione dell'acqua del Nilo, ha però una popolazione di 75 milioni di persone di cui si prevede un incremento fino a 121 milioni entro il 2050 – aumentando di molto la richiesta di grano e acqua. Il Sudan, con i suoi 39 milioni di persone che dipendono fortemente dal cibo prodotto grazie all'acqua del Nilo, si prevede che entro il 2050 avrà una popolazione di 73 milioni di unità. Il numero degli Etiopi, nel Paese che controlla l'85% delle sorgenti del fiume, si prevede che passerà da 83 milioni a 183 milioni di persone.

Poichè rimane veramente poca acqua nel Nilo, nel momento in cui raggiunge il Mediterraneo, se il Sudan o l'Etiopia prenderanno più acqua, l'Egitto ne avrà meno, e si creerà una situazione che renderà via via sempre più difficile nutrire 46 milioni di persone in più. Nonostante vi sia fra i tre paesi un accordo sui Diritti delle acque, l'Etiopia ne riceve solo una minuscola parte. Date le sue aspirazioni ad una vita migliore, ed essendo il Nilo una delle sue fonti principali, l'Etiopia vorrà indubbiamente prenderne di più.

Chiarita l'importanza del sistema idrico, collegato ovviamente all'agricoltura ed all'allevamento del bestiame, cosa ci aspettiamo come risposta ad una simile priorità? Come accennato, la Guerra espansionista anglo americana ed israeliana non potrebbe risanare una crisi economica e strutturale come quella in corso, come pure non potrebbe contenere progetti equilibratori di risorse senza impedire il sorgere di contraddizioni esplosive e non soffocabili in un lago di sangue. Eppure le guerre continuano, le cementificazioni pure, il disastro ambientale cresce, il clima si ribella e la natura boccheggia nel deserto della coscienza collettiva internazionale. Lo sterminio di massa sembra ormai prossimo e come si attuerà è già visibile proprio nell'analisi della situazione medio orientale ed in particolare quella palestinese ed irachena. La Guerra israeliano libanese ha altresì narrato un processo inarestabile di Violenza e lotta all'ultima goccia di sangue. Chi controllerà l'acqua si garantirà la sopravvivenza e potrà avere terra fertile, legname, bestiame, ma cosa resterà dopo uno scontro bellico atomico probabile? Il governo israeliano, appena eletto, ha caratteristiche fasciste evidenti, decise a sopprimere ogni forma di resistenza al suo dominio assoluto, sia locale che internazionale. L'aspetto religioso non può essere trattato in questo articolo, quindi mi limiterò ad indicare il parlamento mondiale delle religioni, come unico punto di riferimento possibile. Potrà mai una struttura interreligiosa opporsi al Progetto sionista e al mito del popolo eletto da un dio razzista e xenofobo? Potranno legami di sangue, protrattisi nei secoli per il mantenimento di privilegi di casta, essere sciolti per il raggiungimento di un bene comune? Sette segrete e massonerie deviate, oppure semplicemetne esistenti, potranno negare il loro diabolico Progetto? Potrà l'America fermare il braccio armato israeliano contro l'Iran? Se non ci riuscirà, quali saranno le conseguenze di un simile gesto folle e Criminale?

Torno col pensiero all'Immagine descritta all'inizio di questo testo, torno alla stanza in cui ho osservato quelle immagini, torno nella mia patria, torno tra il mio popolo: cosa vedo ed odo? Masse di migranti travolgono confini e certezze, libertà si restringono come tenaglie che afferrano e tentano di torcere, lavoratori invadono piazze e vie senza sbocco, politici corrotti negano l'evidenza e imbrogliano le carte, la Chiesa ritrova il rogo su cui immortalare i suoi dogmi e la sua sete di potere, un esercito ormai straniero che invade le strade, il denaro che si consuma tra le mura avide di banche ladrone, la Violenza gratuita ed emotivamente analfabeta, lo stupro d'ogni etica e morale, l'affermazione di un Linguaggio ormai sterile e incomprensibile, il silenzio della paura e dell'intolleranza demandata a partiti razzisti e xenofobi.

Progetti criminali e demenziali trafiggono montagne, cementificano aree e distruggono natura e colture agricole, aziende chiudono i battenti dopo aver strizzato sino all'ultimo centesimo lavoratori e ricchezza prodotta, mendicanti di ogni razza e Colore siedono al tavolo della pietà di una Chiesa missionaria oggi rappresentata dal suo massimo esponente, che invita alla morte per infezione e carenza d'igiene.

No! Non ci sto!

Ho seteee!!!

Riferimenti:

Acqua. Marq De Villiers. Sperling paperback

Atti del “Donors Update Meeting and Study Process Initiation” December 10-11, 2006

Sito Internet World Bank

“Quando la crescita della popolazione e la disponibilita' di risorse entrano in conflitto” dii Lester R. Brown - Earthpolicy.org