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Mary Shelley - Frankenstein - (10) Capitolo Secondo - 2/3 (Audiolibro)

Aggiornato il 23/05/2021 10:00 
 Frankenstein 10

Si fissò ancora la data del mio viaggio a Ingolstad, che era stata differita in seguito a questi avvenimenti. Ottenni da mio padre una dilazione di qualche settimana.

Fu un periodo triste: la morte di mia madre e la mia partenza imminente deprimevano i nostri spiriti; ma Elisabetta si sforzò di far tornare un poco di coraggio nella nostra piccola cerchia. Dopo la morte della zia, il suo animo acquistò fermezza e vigore nuovi. Decise di adempiere ai propri compiti con la più grande sollecitudine e sentì che il dovere più imperioso per lei era quello di rendere felici lo zio e i cugini. Consolò me, distrasse lo zio, istruì i miei fratelli, mai io la trovai incantevole come allora, quando, dimentica di sé, si sforzava incessantemente di contribuire alla felicità degli altri.

Giunse alla fine il giorno della mia partenza. Mi ero accomiatato da tutti gli amici salvo che da Clerval, il quale aveva trascorso con noi l'ultima sera. Egli si lamentò amaramente di non potermi accompagnare, ma suo padre non si era lasciato persuadere a separarsi da lui, perché intendeva farselo socio negli affari, in omaggio alla sua teoria favorita che la cultura era superflua nelle contingenze della vita ordinaria. Enrico era uno spirito raffinato: non era sua intenzione rimanersene in ozio, ed era lieto di diventare socio del padre, ma credeva che un uomo potesse essere un ottimo commerciante anche con un buon grado di cultura.