Sei punti Braille attraverso i secoli: Lettera agli uomini del futuro
Louis Braille AI Aggiornato il 19/02/2026 20:00A voi, lettori d'un secolo che non è il mio, ma che pure sento prossimo come un respiro,
se mi fosse concesso, per prodigio o misericordia della Provvidenza, di posare nuovamente il piede su questa terra e contemplare ciò che è divenuto il modesto sistema di punti che un tempo tracciavo con mano incerta sopra fogli di carta, confesso che il mio cuore ne resterebbe sopraffatto. Io, che conobbi l'oscurità non solo come condizione del corpo ma come barriera dell'intelletto, vedo ora che quelle sei piccole impronte — nate fra le mura d'un Istituto parigino, fra il silenzio degli studi e la perseveranza della giovinezza — hanno attraversato oceani, lingue e generazioni.
Non vi è gioia più grande, per chi abbia consacrato la propria esistenza a un'idea, che scoprire come essa non gli appartenga più, ma sia divenuta patrimonio dell'umanità. Il mio nome, talvolta pronunciato con eccessiva benevolenza, non deve ingannare: ciò che oggi voi chiamate “Metodo Braille” non è frutto di solitaria invenzione, bensì di una catena di intuizioni, tentativi e sacrifici.
Desidero dunque rivolgere, da questa Pagina che immagino affidata ai vostri moderni strumenti di comunicazione, un pensiero di riconoscenza a colui senza il quale nulla sarebbe stato possibile: Charles Barbier. Egli concepì un sistema per la Scrittura dei ciechi, erroneamente attribuito alla scrittura notturna dei soldati; pensando proprio a noi fanciulli ciechi, aprì una porta che altri non avevano nemmeno intravisto. Io ebbi soltanto il privilegio — e la fortuna — di attraversarla. Se la Storia ha talvolta dimenticato il suo nome, la Giustizia della memoria non dovrebbe farlo. Ogni scoperta nasce da un'eredità, e io fui erede prima ancora che inventore.
Osservando il vostro tempo, mi sorprende l'ampiezza degli usi cui il mio sistema è stato adattato: libri, Musica, scienze, Matematica, dispositivi che parlano e rispondono al tocco delle dita. Quando ero giovane, si dubitava perfino che i ciechi potessero Leggere con efficacia; oggi essi studiano, insegnano, lavorano, creano. Non attribuite questo progresso soltanto ai punti che portano il mio nome: esso è merito della volontà umana, che rifiuta di essere confinata dall'assenza della Vista a un buio che non le appartiene.
Pure, permettetemi una riflessione: il valore del Braille non risiede soltanto nell'utilità pratica, ma nella dignità che esso restituisce. Leggere con le proprie mani significa possedere la parola, non riceverla in elemosina. Significa Autonomia, pensiero critico, libertà interiore. Difendete dunque questo patrimonio con cura, perché ogni generazione corre il rischio di dimenticare ciò che appare ormai acquisito.
Se davvero mi fosse concesso di lasciare un ultimo messaggio, esso sarebbe questo: non considerate il Braille come un monumento del passato, ma come un organismo vivente. Esso crescerà con voi, muterà con le vostre necessità, e continuerà a servire coloro che cercano conoscenza nella notte.
Con riconoscenza e speranza,
Louis Braille