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di BIBLOS

PEDRO ZURITA - Traduttore - ex Segretario generale dell'Unione Mondiale dei Ciechi: (1986-2000) Ho preso conoscienza dell'esistenza di Biblos alcuni anni fa. Sono diventato un utilizzatore entusiasta quando ho appreso che con esso si poteva stampare braille su carta. Da quando ho scoperto Biblos per questo scopo, ho smesso di utilizzare altri software meno facili. Ora posso produrre documenti in braille in tante lingue. Una cosa ottima che amo in Biblos è la possibilità di produrre grafici tattili. Per esempio ho fatto fare una preziosa raccolta tattile di caratteri Cinesi.

IL BRAILLE NON È UNA LINGUA

Documento scritto da Braille Authority of North America (BANA)
Traduzione di Silvia Pisani - Revisione di Giuseppe Di Grande

Una presa di posizione dell'Autorità Braille del Nord America dell'8 novembre 2008

BANA (L'Autorità Braille del Nord America), riceve spesso richieste per verificare lo status del braille come lingua, in modo che gli studenti possano utilizzarlo come credito alle scuole superiori, e talvolta nelle università.

La posizione di BANA è che il braille non è una lingua, bensì un codice. Mentre accetta il fatto che le scuole superiori e le università diano crediti formativi per imparare il braille, non accetta invece il fatto che il braille è una lingua.

In Fondamenti di Alfabetizzazione Braille, Rex e altri (1994) affermano: "Il braille non è una lingua ma un codice, poiché è una rappresentazione di caratteri aventi particolari regole e molteplici usi di ogni segno (configurazione). L'inglese è la lingua che può essere espressa in qualsiasi modo, sempre che il codice sia sistematico e conosciuto da chi ne fruisce" (pp. 30-31).
La lingua non deve necessariamente essere l'inglese: infatti qualsiasi lingua può essere trascritta in braille: numerose lingue del mondo sono riprodotte in braille, con il codice che ovviamente differisce a seconda della lingua che viene codificata.

Forse, coloro che asseriscono che il braille è una lingua, sono confusi a causa dello status del braille rispetto alla ASL (American Sign Language) - la lingua dei segni americana.

La ASL, nella mente delle persone, per la sua familiarità è spesso associata a Helen Keller, che utilizzò sia il braille che il linguaggio dei segni, data la sua sordo-cecità.

Tuttavia, la ASL si sposa con la definizione di lingua, perché generalmente è arbitraria nell'uso dei segni e utilizza una sintassi complessa (Comrie, 2008), mentre il braille non lo è.

I principali componenti di una lingua sono la fonetica, la fonologia, la morfologia, la sintassi e la semantica. (Comrie,2008). Il braille è sviluppato e concepito per la rappresentazione dei simboli utilizzati nei caratteri tipografici. Considerare il braille una lingua sarebbe come considerare i caratteri tipografici una lingua.
Caratteri tipografici e braille sono entrambi codici, in quanto ognuno riproduce i vari suoni della lingua per rappresentare un discorso, ma nessuno dei due è una lingua.

Un'altra indicazione per cui il braille non dovrebbe essere considerato una lingua, si ritrova nell'etnologia, in un elenco di tutte le lingue esistenti conosciute , redatto dal Summer Institute of Linguistics (Gordon, 2005).
L'etnologìa non inserisce il braille come lingua a parte, ma sotto l'intestazione di "popolazione cieca", con il commento: "Le informazioni sulla disponibilità dei codici e della letteratura braille,sono date in specifiche lingue."
Ciò conferma la connessione del braille come codice verso specifiche lingue, piuttosto che come lingua a sé stante.

Il testo originale si trova su http://www.brailleauthority.org/notalanguage/braille-is-not-a-language.html


venerdì, 18 maggio 2012 - 05:37
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